Vorrei iniziare a postare questo blog con la un pezzo che avrebbe la pretesa di recensione di un libro: Quattro amici di David Trueba, traduzione di Michela Finassi Parolo, Feltrinelli 7 €. Avrebbe la pretesa, appunto, perché in realtà è solo un modo come un altro di farmi pubblico e lasciarmi leggere………
Ho acquistato meno di un mese fa questo libretto di circa duecentocinquanta pagine come si acquistano i libercoli o i pamphlet dei mercatini di libri usati, en passant. Era lì tra i vari testi di narrativa, tra romanzetti alla Dan Brown e sciorinate no global……era lì come novità nonostante fosse stato pubblicato in febbraio –e questa la dice lunga sul sistema librario all’italiana.
La veste accattivante, rosso acceso con in copertina una illustrazione di Jacopo Bruno che riflette fedelmente il titolo: Quattro amici esattamente quante sono le figure umanoidi in giallo su fondo rosso o viceversa che campeggiano sul fronte del libro.
Un titolo che mi ha subito colpito, quattro amici esattamente come quelli che io ritengo avere e essere…quattro amici che poi in realtà diventano dieci, cinquanta o nemmeno uno. Chissà perché pare che questo numero sia necessariamente collegabile al concetto di amicizia e soprattutto di complicità, di bighelloneria, di solidarietà illimitata, ma anche di coesione e compattezza nell’inseguimento di obiettivi comuni…non necessariamente di valore etico-morale.
Forse è tutta colpa di Alexander Dumas (padre), dei suoi quattro moschettieri che come si sa in realtà fino alla fine del primo volume sono tre perché il guascone D’Artagnan è solo un aspirante soldato del Re di Francia.
Forse però tutto è riconducibile a qualcosa di molto più atavico, ovvero a quelle famose radici giudaico-cristiane –secondo qualcuno la spina dorsale della “nostra” società…..una sorta di società presente un po’ dovunque sul suolo terrestre, una società che tanti definiscono “occidentale”. Cosa poi vorranno dire con questo aggettivo di natura geografica nessuno lo sa; probabilmente neanche li stessi che ne lodano le peculiarità, altrimenti non lo farebbero.
Dicevo quindi che tutto potrebbe venire da lì, da quel crogiuolo di antiche civiltà, (tante, tantissime che esistevano ben prima di quelle giudaico e cristiana) dal quale venne fuori l’opera omnia per eccellenza: la Bibbia. In quello che risulta essere il libro più tradotto, pubblicato e (forse) letto del mondo ci sono una miriade di riferimenti alla formazione di quattro che nelle varie chiavi di interpretazione possono essere definiti amici, compagni, fratelli, assassini, giudici, ecc. Un esempio su tutti, quattro sono i vangeli e quattro gli angeli dell’apocalisse. Forse quindi questa propensione a ritenere il quattro numero di coesione e gruppo per antonomasia ha radici molto profonde……forse.
È comunque spaventoso, se ci si pensa, a quanti modi di dire che hanno pretesa di rassicurare, sottolineare o supportare un’idea o un determinato concetto richiamino il numero quattro. Pensate alla frase “dai quattro angoli della Terra”, perché quattro? Anche ammesso che sia nato quando ancora si credeva il Mondo un piano, perché quattro? E la sintesi estrema della Natura e delle sue forze? I “quattro elementi della natura”, acqua, terra, fuoco, aria. Quattro i punti cardinali e quattro i venti ai quali si va spifferando una storia. Quattro gli amici al bar di Gino Paoli e quattro le stagioni –anche se ormai non ci sono più-. Quattro i pezzi in cui qualcuno minaccia di spaccare qualcun altro –almeno fino alla famosissima frase che il gigante, incattivito e disumano boxeur sovietico Drago indirizzo al piccolo, pacifico e libertario statunitense Rocky: «Ti spiezzo in due»-. Quattro i soldi di qualcosa che vale poco come quattro i gatti delle manifestazioni di sinistra –secondo Fede & Co.- e quattro le chiacchiere che ci si concede di fare con qualcuno. Quattro i quarti nei quali si suddividono i liquidi per le ricette, mai sentito “versate due quinti di litro di latte in una scodella”.
Infine, la saggezza del docente di provincia incarnata nella professoressa De Iulis che ribadiva durante le lezioni di storia e letteratura che non c’è cosa peggiore di un’alleanza di tre soggetti. Con piglio pragmatico la prof. premeva sull’importanza nel formare alleanze con più di due elementi di scegliere sempre l’opzione quadrinomio affinché non ci fossero squilibri eccessivi e rischi di scontri interni che avrebbero visto due alleati contro uno. D’accordo i politologi e gli studiosi di relazioni internazionali avrebbero bacchettato la prof. De Iulis, ma questo non è speculare alla nostra riflessione.
Certo è poco per costruire una tesi numerologica, oltretutto fine che non ci si propone in questa sede. Ad ogni modo è spunto riflessivo e soprattutto introduce bene il tema che ho scovato nella lettura di David Trueba.
Quattro amici è un’istantanea che diventa in realtà una pellicola girata a tratti velocemente, ora a scatti, ora molto lentamente. La storia di Solo (personaggio narrante), Blas, Claudio e Raúl che vagano nella Spagna di oggi sconquassa le interiora buttandole giù dalla torre dell’entusiasmo amicale facendo raggiunger loro il punto più basso della Fosse delle Marianne. Sfiora i cieli di quell’amicizia pura e incondizionata che tutti noi sentiamo di poter provare e voler provare ma subito dopo a chiunque creda di trovarsi in una storia sulla falsa riga di Huckerberry Finn ci riporta a terra con i litigi, le rotture e le verità sbattute in faccia senza remora alcuna che sarebbero sorprendentemente d’effetto se non fossero così reali.
In sintesi Trueba mi ha regalato i ricordi, l’amicizia e le riflessioni di quel rapporto fraterno e a tratti di avversione che io stesso mantengo con i miei Amici. In soldoni, Quattro amici ci restituisce tutto quello che si dimentica di un rapporto di amicizia inteso come parte integrante della vita, ovvero le ombre, i patimenti e le storie che accomunano e rendono forte il link tra esseri umani che avrebbero anche potuto sfiorarsi sulla banchina di una stazione ferroviaria senza prestarsi vicendevolmente attenzione.
Quattro amici è altresì il resoconto di quello che io stesso sono. Nella lettura mi sono di sovente rivisto in ognuno dei personaggi, nella loro perenne solitudine, nelle loro paranoie da quasi trentenni privi di identità forti, nella loro debolezza di fronte ad uno specchio chiamato opinione pubblica e nella loro forza innanzi ad un Amico che ha bisogno. Nel loro relativismo, elemento oggi diffuso più che mai e pericolosamente vicino sempre più al qualunquismo e al comatismo.
Sotto il sole cocente delle strade spagnole, tra alcool e donne –delle quali quasi nessuna accetterà le avance dei ragazzi-, esperienze deleteree e al contempo maturanti i «quattro moschettieri» moderni divoreranno molti più chilometri intimamente che materialmente confrontandosi non solo con i propri coetanei ma anche con un personaggio carismatico e sorprendente che alla sua prima apparizione potrebbe sembrare quasi una stonatura….ma solo a primo acchito.