Gert Dal Pozzo

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Utente: gertdp
Nome: Gert Dal Pozzo
Chi sono? Difficile dirlo per uno che si firma con il nome di un personaggio senza nome (frutto della strabiliante creatività di Luther Blisset, oggi Wu Ming). Un fuggitivo che acquista, scambia e abbandona identità senza sosta. Gert Dal Pozzo è una di queste, quella che per il sottoscritto è la più pregna di analogie con la propria vita. Ma se qualcuno non se la sente di scrivere a Gert allora ci saranno Edmonde Dantés, il Capitano Alatriste, Nessuno e tanti altri che potranno comunque farne le veci. In definitiva chi sono? Bah, quello che scrivo, quello che non cancello, quello che leggerete e quello che vorrete pensare.

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martedì, 28 febbraio 2006

L'ussaro

Ho finito L'ussaro di Peréz-Reverte. Sono a dire il vero già due giorni e come al solito l'impeto iniziale si è trasformato in lento stillicidio, in una lettura calma e zigzagante che faccesse giungere al termine nel più lungo tempo possibile. E' sempre così, provando la nostalgia del libro prima ancora che finisca mi invento strategie arrabattate affinchè le immagini, le frasi, i personaggi e la storia restino il più possibile intorno a me, nei miei occhi e nelle dita che sfogliano il racconto.

Come immaginavo L'ussaro si è rivelato fenomenale. Il linguaggio forbito e in linea con il periodo di riferimento senza però essere noioso e lento. Le descrizioni particolareggiate ed esaurenti, evocative e sempre da un punto di vista originale. L'incalzare del racconto, la calma piatta dell'attesa e poi il palpitare dello scontro, le immagini della guerra che cozzano contro l'idea che il protagonista, Frederic Gluntz, ha della battaglia. La paura che si radica nel cuore, lo sconforto di essere stato semplicemente una pedina nelle mani di potenti...la critica spietata alla guerra che dalla notte dei tempi ha annaffiato la terra di sangue -quella che resta sempre la stessa nonostante cambino i mezzi, le divise, i motivi e le bandiere-. 

Peréz-Reverte si è dimostrato per l'ennesima volta un vero conoscitore degli orrori della guerra e quindi un capace e credibile interprete, nonchè contestatore della stessa, al suo pari pochi altri, tra i primi Gino Strada.

postato da: gertdp alle ore 11:23 | link | commenti (3)
categorie: letture, to be or not to be
venerdì, 24 febbraio 2006

Ricordi di ricordi 2

 

Da qualche giorno a questa parte penso in continuazione a Manchester. Forse perché qui, in Italia piove da quattro giorni e a paragone del Regno Unito, la città in cui vivo avrebbe di positivo (escluso naturalmente il cibo) solo ed esclusivamente il clima. Ma venendo meno questo, mi chiedo ossessivamente: “Che ci faccio qui?”
No, non sono meteopatico. L’ho pensato quando a Manchester stavo male, credendo che fosse per il sole che anche a luglio é mancato a lungo. L’ho pensato ma ad una fredda e distante analisi ogni ipotesi di meteopatia é caduta. So altresì che quando (e se) andrò via da Roma mi dispiacerà, inizierò a notarne le bellezze e le passeggiate al sole, i fiori di zucca fritti e le pizzerie disseminate ovunque. I cornetti a qualsiasi ora della notte e le sirene spiegate. L’accento burino e quello del cafone arricchito (che sono diversi, credetemi), l’educazione che spesso lascia a desiderare e le battute ciniche da farti sbellicare dalle risate….anche quando se n’é vittima!
Ne sono sicuro, tutto questo verrà. Ma ora no, ora penso a quella città del nord Inghilterra, piovosa più che Londra, piccola nel suo centro ma notevolmente estesa nella sua periferia e nel suo distretto allargato, Greater Manchester. Penso alla grettezza di Wilmslow e alla straordinarietà di York. Mi scopro sorridere a ricordare in questa immagine le innumerevoli birre mandate giù con calma, impassibilità, altre volte con avidità e esagerazione.
Il pub più antico di Manchester, l’Old Wellington ricostruito in questa piazza trave per trave, mattone per mattone, in seguito all’attentato dell’IRA del giugno 1996 che lo mandò in pezzi. Spulciando le immagini di Manchester sono rimasto ancora più colpito da questa scattata da una struttura rimossa proprio durante la mia permanenza. Una copia ridotta del London Eye che svettava da Albert Square. Da questa stessa immagine riesco persino ad intuire oltre la torre della Cattedrale, oltre i palazzi della Salford University (il complesso a sinistra della torre), Swinton con il suo BBQ, il suo Morrison’s e il Champions Kebab & Pizza….i curdi e il kebab migliori che abbia mai incontrato nella mia vita!
 
 
postato da: gertdp alle ore 14:49 | link | commenti (2)
categorie: to be or not to be
giovedì, 23 febbraio 2006

The Unbelievable!

Da Libero di ieri, 22 febbraio 2006. Sulla prima pagina in posizione centrale la fotografia ritrae Berlusconi in posa mistico-messianica "Perdonali Padre perchè non sanno quello che fanno" oppure "A me rimetto la mia vita Padre misericordioso, ma se puoi allontana da me questo calice". Sulla seconda pagina, alle spalle del nostro Eroe una vignetta che ritrae la falce e il martello sovrapposti ad una mezza luna islamica.

Contro luce però le due immagini si sovrappongono in maniera perfetta. L'ovale dell'Unto è contornato dalla falce e dalla mezza luna. La stella islamica adorna la fronte benedetta. Sacro e profano trovano nell'Agnello immolato la giusta sintesi, non si può esulare dall'analogia con il fulmine del maghetto occhialuto Harry Potter.

Una serie di quesiti si affolla nella mia testa: è stato fatto con proposito? La redazione di Libero ha avuto un improvviso riflusso comunista e islamista oltre che chiaramente antiberlusconiano?  Nel caso la redazione ne fosse totalmente allo scuro, gli addetti all'impaginazione saranno licenziati? E se si, come? Adducendo la giusta causa o secondo le norme dello spoil system (all'italiana)? E, infine, ma perchè ce l'hanno tutti con Lui?

Thaks to Cavallopazzo, Gallo, Camillo...and overall to Him

postato da: gertdp alle ore 14:12 | link | commenti (5)
categorie: politica e dintorni
mercoledì, 22 febbraio 2006

Ceci per fave!
 
Bene, ieri giornata sabbatica. E qualcuno mi ha detto: “Significa che ballerai tutto il giorno con le streghe e Satana?! Ah ah ah! Quando uno ha cultura, ha cultura…che ci vuoi fare!”
Silenzio. Lo sguardo che dalla sua faccia si sposta sul piatto di tortellini panna piselli e pancetta.
Chiaro che sabbatico non ha nulla a che fare con il Sabba (incontro tra Lucifero e le streghe). Altrettanto chiaro che con tale termine ci si riferisce alla pratica prescritta dalla religione ebraica (decisa da Mosè) di lasciare ogni sette anni  i campi incolti per la durata di un anno...indi, a riposo.
La mano destra porta il tovagliolo alla bocca e poi accosta il calice contenente  il pessimo barbera del Sannio. Deglutisco, pasteggio e abbozzo un sorriso…intanto penso a oggi, al post che scriverò....a quello che ho appena finito di scrivere.
 
postato da: gertdp alle ore 19:26 | link | commenti (1)
categorie: to be or not to be
lunedì, 20 febbraio 2006

Ricordi di ricordi
Un attimo di pausa e cazzeggio su internet in cerca di qualche articolo su cui postare. Mi imbatto in un articolo con vignetta dell’Economist, poi dai preferiti seleziono Internazionale e scopro che c’é una rassegna di alcune fotografie premiate dalla World Press Photo.
Le scorro, diverse le ho già viste durante l’anno passato. Mi fermo su una in particolare. Una che sarà stata premiata fondamentalmente per l’estremo spirito politically correct della giuria. È la seconda della lista e ritrae come potete vedere un uomo qualunque che evidentemente ha da poco ricevuto le prime cure in seguito alll’attentato di Londra del sette luglio scorso.
Apparentemente non c’é alcuna originalità e a dire il vero non sono il tipo che si lascia andare a commozioni pubblicamene condivise. Di solito preferisco cullarmi nel silenzio e sentire i brividi e la pelle che si accappona pensando al dolore, allo sconcerto e alla paura che gli sfortunati soggetti di certe fatti hanno provato.
Considerazioni di taglio politico o strategico a parte, ho scelto questa foto solo ed esclusivamente perché quel sette luglio ero a circa trecento chilometri dall’accaduto. Non pochi, come risposi a mia madre che preoccupata mi chiamò da casa per sapere come stavo. Non pochi, come ripetei agli amici che scrissero, messaggiarono e telefonarono nello stesso pomeriggio o nei giorni successivi. Eppure, nonostante la distanza sentii appunto la pelle d’oca e una sensazione di secchezza in bocca.
Come dopo l’attentato alle Twin Towers, così come dopo ogni attentato non ho mai creduto che la vita (in genere) cambiasse –se non per i diretti o più stretti interessati- eppure qualcosa di diverso quel sette luglio lo sentii. Forse perché a poche settimane sarei dovuto ripartire da Stansted, forse perché vedersi i posti di blocco e le telecamere (montate notte tempo sugli autobus) mi fece toccare con mano cosa significa il “cambiamento” post attentato. Non so ma qualcosa di diverso lo provai, qualcosa che dopo una settimana e un morto in più (il ragazzo brasiliano assassinato da alcuni agenti di Scotland Yard) mi scosse.
Da un paio di giorni pioveva a dirotto –come sempre nel Regno Unito- e al solito uscii senza ombrello. Colto impreparato indossai il cappuccio della felpa e iniziai a correre. Zuppo, col fiatone  e inveendo contro la Corona, la Union Jack e la First (nota compagnia di trasporti pubblici), entrai nel ristorante dove lavoravo e restai allibito quando Domenico, il cameriere più scontroso, uno dei due italiani oltre che uno dei più anziani mi scoperse la testa e mi urlò contro che solo uno stupido avrebbe avuto il coraggio a pochi giorni dai fatti di Londra di indossare un cappuccio e correre in strada come se nulla fosse!
Ancora oggi, ai ricordi legati agli amici del college, a Fernando, Enzo e Antoine, alle ragazze conosciute nel Copacabana, ai pomeriggi nei pub a scrivere lettere chilometriche affianco sempre quella faccia cupa che mi cazzia e mi ha quasi fatto volare gli occhiali per la veemenza con la quale mi ha scappucciato.
 
postato da: gertdp alle ore 16:11 | link | commenti (2)
categorie: to be or not to be
sabato, 18 febbraio 2006

Mr President il 31enne

 

 

Faccio il punto della situazione nonostante l’emicrania pulsante sull’occipitale destro mi stia facendo rimpiangere di aver lasciato a casa gli occhiali la scorsa notte.

 

1.      Ieri sera festa di compleanno in casa Mr President.

2.      Le tessere di partito e le manette di peluche rosa appese al frigorifero, il cartello che recita: “In prima persona”.

3.      I volantini e i manifesti di Bo Bo: “Io ho il futuro, ma ve lo do pure a voi!”.

4.      Il mini comizio di Bo Bo. La bottiglia di birra spaccata dal suo apribottiglie.

5.      Il professore e il cavaliere a testa in giù sotto la trave. Una scritta sul muro a lato: “P.za Loreto”

6.      Le Bock rosse che ingurgito, il Pampero e pera, la vodka.

7.      Il Gallo e signora davanti al frigo. Il colloquio sulla realtà sanseverese e ricordi che sanno di terra in bocca.

8.      Il bacio al Dica.

9.      I brindisi alla fedeltà, chiaro tentativo di creare un effetto Pigmalione sulle prestazioni affettivo-sentimentali.

10.  Il tuffo sul cappotto a Cavallopazzo, il rimbalzo e la mensola che mi viene addosso con conseguente rottura della lampada…umili scuse e le occhiatacce di qualcuno.

11.  Il dibattito sulla politica italiana con Mr President e gli interventi di altri invitati. Uno scienziato politico e uno scienziato della comunicazione possono vedere le cose dallo stesso punto di vista?

12.  Le occhiate furtive e i commenti di Cavallopazzo alle calze a rete: “Scusa ma visto che hai le calze a rete, posso farti un tiro in porta…”.

13.  Bo Bo che perde occasioni e Gandreau che arranca. Il Belfagon deve solo guardarle e il gioco è fatto: rien ne va plus! Il Dica che amoreggia con Maria, Puteolan che coltiva il suo orticello e Camillo che non approfitta del pasto servito sul piatto d’argento…ingeneroso! A proposito, ma Ludik che fine ha fatto?!

14.  Il ritorno a casa. Qualcuno mi dice: “Hai rotto un tabù!” ed io che rispondo….a dire il vero non ricordo cosa ho risposto”!

15.  L’edicola, io e Cavallopazzo che non troviamo l’ingresso. I giornali del Dica e L’Espresso. I dolci del forno dietro casa, uno cade a terra e io che rido….

16.  E lunedì si ricomincia. Tanti auguri e grazie ancora dell’ospitalità!

 

 

 

postato da: gertdp alle ore 15:53 | link | commenti (5)
categorie: to be or not to be
venerdì, 17 febbraio 2006

Eccoli qua

L'ho appena acquistato. Intendo L'ussaro di Pérez-Reverte. Inoltre visto che c'ero ho aggiunto L'isola del giorno dopo (Eco) e Il secolo breve (Hobsbawm) che ho già letto e in parte studiato ma mancava dalla mia libreria. Intanto la lettura del libercolo di Apuleio, Amore e Psiche si è arrestato e Q (versione inglese) è a sole dieci pagine dalla fine.

Vista la quantità di ore a me utili per leggere ogni giorno credo non potrò finire i libri prima di.....giugno? Lo spero!

postato da: gertdp alle ore 17:16 | link | commenti (1)
categorie: letture, to be or not to be

Finally......

Scartabello il catalogo Feltrinelli. Febbraio e marzo sono i mesi degli sconti. Lo trovo così, sulla prima pagina del catalogo in basso a destra, titolo e autore in verde, prezzo 16 euro scontato del 15% sono "solo" 13,60. Anche se fosse costato 25 euro Arturo Pérez-Reverte avrebbe avuto un nuovo posto nella mia libreria. Uscita prevista per il 16 febbraio, perfetto è dir poco!

Il pay-off è: "la guerra è sangue, merda e fango". Andando al di là della comicità della frase che richiama, almeno nel mio immaginario, la parodia di Quentin Tarantino/Thomas Prostata in Mai dire gol quando si propose al pubblico con il "nuovo" genere cinematografico del pulp...appunto: "Er purp vor dì sangue e merda, sangue e merda...."; il pay-off focalizza l'attenzione su un tema che Pérez-Reverte non ha mai tralasciato nelle sue perigrinazioni letterarie.

Da Territorio comanche alla trilogia del Capitano Alatriste (Capitano Alatriste, Il sole di Breda, Purezza di sangue) passando per L'ombra dell'aquila, Pérez-Reverte ha sempre dimostrato un chiaro orientamento realista, pragmatico e critico nei confronti della guerra senza per questo cadere nelle velleità metafisiche e filosofiche dei salotti intellettualoidi che parlano tanto ma spesso senza saperne nulla. E' chiaro che tale approccio è radicato nella sua esperienza sul campo come giornalista di guerra....naturalmente non embedded!

postato da: gertdp alle ore 11:04 | link | commenti
categorie: letture
giovedì, 16 febbraio 2006

Il crocifisso e la cultura

 

Vi chiedo di leggermi prescindendo dall’accusa che i miei genitori mi rivolgono da un paio d’anni a questa parte: “Sei diventato uno scomunicato!”

Con il post a venire nulla c’entra il mio grado di laicità né le mie esperienze –positive o negative- con la fede. Mi chiedo solo quanto possa essere giusto vietare qualcosa o obbligare qualcos’altro. Mi riferisco alla decisione del Consiglio di Stato sulla questione dei crocifissi nelle scuole e in genere nei luoghi pubblici…questione che ad oggi é disciplinata da norme regolamentari datate 1924 e 1927!

Credo sia un grande esempio di laicismo quello della Francia che vieta il velo ma a tempo stesso mi chiedo quanto questo rispetti quell’ideale di Stato che fonda le sue radici nelle parole di un pensatore stanco già allora di vedere la religione dominare l’arena politica e i mezzi che questa brandisce, esercito compreso. Parlo ovviamente di Thomas Hobbes e della sua opera Leviathan. In questa Hobbes afferma chiaramente il diritto per il cittadino di essere completamente libero nelle scelte relative alla sfera privata a fronte di una necessaria delega della propria libertà relativa la sfera pubblica. Insomma indossare il velo sarebbe una questione prettamente privata. Indossare un capo d’abbigliamento che nasconde la propria identità, senza alcuna possibilità di mostrarla agli agenti per ovvie ragioni religiose, é chiaramente un problema d’ordine pubblico. Ergo, il velo non andrebbe vietato.

Veniamo ora alle problematiche nostrane. Il crocefisso alle pareti dei luoghi pubblici. La religione andrebbe circoscritta nell’ambito prettamente privato quindi non dovrebbero essere presenti segni, simboli o altri tipi d’indicazioni religiose in luoghi deputati alla fruizione di servizi pubblici e nella fattispecie statali. Nel caso precipuo però si riconosce al crocefisso «una funzione simbolica educativa a prescindere dalla fede professata dagli alunni», e ancora secondo il Consiglio di Stato «in Italia il crocifisso esprime l’origine religiosa dei valori che connotano la civiltà italiana». Sono d’accordo in linea di principio con la chiave di lettura usata: la tradizione, la prassi, e persino le radici storico-culturali, ma credo che allora sia corretto proporre l’inserimento nelle scuole pubbliche di simboli che richiamino anche al resto delle nostre radici. Mi riferisco a quelle latine (magari fasci littori –che si sa sono un chiaro richiamo alla Roma Imperiale piuttosto che retaggio del fascismo) e a quelle elleniche (templi formato mignon e qualche riproduzione modello Madonnina che piange di Atena, Venere ed Era). Altresì, vista l’egregia situazione dell’attuale processo di devolution (all’italiana), proporrei l’affissione di simboli regionalmente personalizzati. A Milano ad esempio al fianco del crocifisso aggiungerei l’aquila bicefala dell’Impero austroungarico, a Napoli i gigli dei Borboni, ecc.

È evidente che il crocifisso rappresenti una certa tradizione in Italia e in Europa, oltre che un chiaro simbolo religioso la sua presenza però é testimonianza di quella fase evangelica che i primi cristiani avviarono a pochi anni dalla morte di Gesù Cristo. Ma l’evangelizzazione divenne presto obiettivo fulcro della ormai potente istituzione della Chiesa, una strategia che ha ammantato nel tempo il perseguimento di obiettivi ben diversi da quelli prettamente religiosi. Perpetuare la pubblica affissione di simboli di questo tipo in luoghi deputati alla cultura é chiaramente un paradosso. Per un paese come il nostro con millenni di storia e cultura alle spalle é evidente che rappresentare una tradizione piuttosto che un’altra risulta non solo riduttiva ma sotto molti punti di vista irrispettosa per quelle che a tutt’oggi sono “minoranze silenziose”.

postato da: gertdp alle ore 15:56 | link | commenti (3)
categorie: politica e dintorni
mercoledì, 15 febbraio 2006

Nulla è Inutile

Sentire la persona amata dirsi inutile mi fa arrabbiare. Uso questo termine piuttosto che "adirare" anche se questo sarebbe più giusto da un punto di vista linguistico (l'uso di arrabbiare si confa alle reazioni degli animali in quanto  soggetti alla rabbia mentre è corretto l'uso di adirare per gli esseri umani perchè questi ultimi manterrebbero comunque il contegno logico-razionale innato nel loro essere) perchè sento essattamente questo. La rabbia, una reazione alla frustrazione che si prova nell'avere le mani legate, nell'essere apparentemente impotenti di fronte ad una situazione della quale si sta perdendo il controllo.

Mi fa rabbia perchè per uno come il sottoscritto che ritiene nulla essere inutile, sentir dire "mi sento inutile" è un'offesa diretta a se stessi e agli altri! Definirsi inutili corrisponde all'annichilirsi in strictu sensu. Un annichilimento  che non mostra il fianco ad alcuna interpretazione protofilosofica o metafisica...perchè ci si può sentire inutili? Perchè ci si sente così?

No! (parafraso l'eroina di Diego Cugia in NO, ed. Bompiani, 2002). Io mi oppongo fermamente a questo. Non voglio saoperne di arrendersi a tali sconforti nichilisti...lotto, lotto contro di essi esattamente come ho lottato contro l'indifferenza, il pregiudizio e i mie stessi difetti più reconditi e mefitici. Io non ti lascerò da sola....

....vorrei invitarti a non preoccuparti, a fidarti. In un modo o nell'altro io ci sono.

tuo gert

postato da: gertdp alle ore 15:29 | link | commenti (2)
categorie: to be or not to be