L'ussaro
Ho finito L'ussaro di Peréz-Reverte. Sono a dire il vero già due giorni e come al solito l'impeto iniziale si è trasformato in lento stillicidio, in una lettura calma e zigzagante che faccesse giungere al termine nel più lungo tempo possibile. E' sempre così, provando la nostalgia del libro prima ancora che finisca mi invento strategie arrabattate affinchè le immagini, le frasi, i personaggi e la storia restino il più possibile intorno a me, nei miei occhi e nelle dita che sfogliano il racconto.
Come immaginavo L'ussaro si è rivelato fenomenale. Il linguaggio forbito e in linea con il periodo di riferimento senza però essere noioso e lento. Le descrizioni particolareggiate ed esaurenti, evocative e sempre da un punto di vista originale. L'incalzare del racconto, la calma piatta dell'attesa e poi il palpitare dello scontro, le immagini della guerra che cozzano contro l'idea che il protagonista, Frederic Gluntz, ha della battaglia. La paura che si radica nel cuore, lo sconforto di essere stato semplicemente una pedina nelle mani di potenti...la critica spietata alla guerra che dalla notte dei tempi ha annaffiato la terra di sangue -quella che resta sempre la stessa nonostante cambino i mezzi, le divise, i motivi e le bandiere-.
Peréz-Reverte si è dimostrato per l'ennesima volta un vero conoscitore degli orrori della guerra e quindi un capace e credibile interprete, nonchè contestatore della stessa, al suo pari pochi altri, tra i primi Gino Strada.
Ricordi di ricordi 2

The Unbelievable!

Da Libero di ieri, 22 febbraio 2006. Sulla prima pagina in posizione centrale la fotografia ritrae Berlusconi in posa mistico-messianica "Perdonali Padre perchè non sanno quello che fanno" oppure "A me rimetto la mia vita Padre misericordioso, ma se puoi allontana da me questo calice". Sulla seconda pagina, alle spalle del nostro Eroe una vignetta che ritrae la falce e il martello sovrapposti ad una mezza luna islamica.
Contro luce però le due immagini si sovrappongono in maniera perfetta. L'ovale dell'Unto è contornato dalla falce e dalla mezza luna. La stella islamica adorna la fronte benedetta. Sacro e profano trovano nell'Agnello immolato la giusta sintesi, non si può esulare dall'analogia con il fulmine del maghetto occhialuto Harry Potter.
Una serie di quesiti si affolla nella mia testa: è stato fatto con proposito? La redazione di Libero ha avuto un improvviso riflusso comunista e islamista oltre che chiaramente antiberlusconiano? Nel caso la redazione ne fosse totalmente allo scuro, gli addetti all'impaginazione saranno licenziati? E se si, come? Adducendo la giusta causa o secondo le norme dello spoil system (all'italiana)? E, infine, ma perchè ce l'hanno tutti con Lui?
Thaks to Cavallopazzo, Gallo, Camillo...and overall to Him

Mr President il 31enne
Faccio il punto della situazione nonostante l’emicrania pulsante sull’occipitale destro mi stia facendo rimpiangere di aver lasciato a casa gli occhiali la scorsa notte.
1. Ieri sera festa di compleanno in casa Mr President.
2. Le tessere di partito e le manette di peluche rosa appese al frigorifero, il cartello che recita: “In prima persona”.
3. I volantini e i manifesti di Bo Bo: “Io ho il futuro, ma ve lo do pure a voi!”.
4. Il mini comizio di Bo Bo. La bottiglia di birra spaccata dal suo apribottiglie.
5. Il professore e il cavaliere a testa in giù sotto la trave. Una scritta sul muro a lato: “P.za Loreto”
6. Le Bock rosse che ingurgito, il Pampero e pera, la vodka.
7. Il Gallo e signora davanti al frigo. Il colloquio sulla realtà sanseverese e ricordi che sanno di terra in bocca.
8. Il bacio al Dica.
9. I brindisi alla fedeltà, chiaro tentativo di creare un effetto Pigmalione sulle prestazioni affettivo-sentimentali.
10. Il tuffo sul cappotto a Cavallopazzo, il rimbalzo e la mensola che mi viene addosso con conseguente rottura della lampada…umili scuse e le occhiatacce di qualcuno.
11. Il dibattito sulla politica italiana con Mr President e gli interventi di altri invitati. Uno scienziato politico e uno scienziato della comunicazione possono vedere le cose dallo stesso punto di vista?
12. Le occhiate furtive e i commenti di Cavallopazzo alle calze a rete: “Scusa ma visto che hai le calze a rete, posso farti un tiro in porta…”.
13. Bo Bo che perde occasioni e Gandreau che arranca. Il Belfagon deve solo guardarle e il gioco è fatto: rien ne va plus! Il Dica che amoreggia con Maria, Puteolan che coltiva il suo orticello e Camillo che non approfitta del pasto servito sul piatto d’argento…ingeneroso! A proposito, ma Ludik che fine ha fatto?!
14. Il ritorno a casa. Qualcuno mi dice: “Hai rotto un tabù!” ed io che rispondo….a dire il vero non ricordo cosa ho risposto”!
15. L’edicola, io e Cavallopazzo che non troviamo l’ingresso. I giornali del Dica e L’Espresso. I dolci del forno dietro casa, uno cade a terra e io che rido….
16. E lunedì si ricomincia. Tanti auguri e grazie ancora dell’ospitalità!
Eccoli qua
L'ho appena acquistato. Intendo L'ussaro di Pérez-Reverte. Inoltre visto che c'ero ho aggiunto L'isola del giorno dopo (Eco) e Il secolo breve (Hobsbawm) che ho già letto e in parte studiato ma mancava dalla mia libreria. Intanto la lettura del libercolo di Apuleio, Amore e Psiche si è arrestato e Q (versione inglese) è a sole dieci pagine dalla fine.
Vista la quantità di ore a me utili per leggere ogni giorno credo non potrò finire i libri prima di.....giugno? Lo spero!
Finally......

Scartabello il catalogo Feltrinelli. Febbraio e marzo sono i mesi degli sconti. Lo trovo così, sulla prima pagina del catalogo in basso a destra, titolo e autore in verde, prezzo 16 euro scontato del 15% sono "solo" 13,60. Anche se fosse costato 25 euro Arturo Pérez-Reverte avrebbe avuto un nuovo posto nella mia libreria. Uscita prevista per il 16 febbraio, perfetto è dir poco!
Il pay-off è: "la guerra è sangue, merda e fango". Andando al di là della comicità della frase che richiama, almeno nel mio immaginario, la parodia di Quentin Tarantino/Thomas Prostata in Mai dire gol quando si propose al pubblico con il "nuovo" genere cinematografico del pulp...appunto: "Er purp vor dì sangue e merda, sangue e merda...."; il pay-off focalizza l'attenzione su un tema che Pérez-Reverte non ha mai tralasciato nelle sue perigrinazioni letterarie.
Da Territorio comanche alla trilogia del Capitano Alatriste (Capitano Alatriste, Il sole di Breda, Purezza di sangue) passando per L'ombra dell'aquila, Pérez-Reverte ha sempre dimostrato un chiaro orientamento realista, pragmatico e critico nei confronti della guerra senza per questo cadere nelle velleità metafisiche e filosofiche dei salotti intellettualoidi che parlano tanto ma spesso senza saperne nulla. E' chiaro che tale approccio è radicato nella sua esperienza sul campo come giornalista di guerra....naturalmente non embedded!
Il crocifisso e la cultura

Vi chiedo di leggermi prescindendo dall’accusa che i miei genitori mi rivolgono da un paio d’anni a questa parte: “Sei diventato uno scomunicato!” Con il post a venire nulla c’entra il mio grado di laicità né le mie esperienze –positive o negative- con la fede. Mi chiedo solo quanto possa essere giusto vietare qualcosa o obbligare qualcos’altro. Mi riferisco alla decisione del Consiglio di Stato sulla questione dei crocifissi nelle scuole e in genere nei luoghi pubblici…questione che ad oggi é disciplinata da norme regolamentari datate 1924 e 1927! Credo sia un grande esempio di laicismo quello della Francia che vieta il velo ma a tempo stesso mi chiedo quanto questo rispetti quell’ideale di Stato che fonda le sue radici nelle parole di un pensatore stanco già allora di vedere la religione dominare l’arena politica e i mezzi che questa brandisce, esercito compreso. Parlo ovviamente di Thomas Hobbes e della sua opera Leviathan. In questa Hobbes afferma chiaramente il diritto per il cittadino di essere completamente libero nelle scelte relative alla sfera privata a fronte di una necessaria delega della propria libertà relativa la sfera pubblica. Insomma indossare il velo sarebbe una questione prettamente privata. Indossare un capo d’abbigliamento che nasconde la propria identità, senza alcuna possibilità di mostrarla agli agenti per ovvie ragioni religiose, é chiaramente un problema d’ordine pubblico. Ergo, il velo non andrebbe vietato. Veniamo ora alle problematiche nostrane. Il crocefisso alle pareti dei luoghi pubblici. La religione andrebbe circoscritta nell’ambito prettamente privato quindi non dovrebbero essere presenti segni, simboli o altri tipi d’indicazioni religiose in luoghi deputati alla fruizione di servizi pubblici e nella fattispecie statali. Nel caso precipuo però si riconosce al crocefisso «una funzione simbolica educativa a prescindere dalla fede professata dagli alunni», e ancora secondo il Consiglio di Stato «in Italia il crocifisso esprime l’origine religiosa dei valori che connotano la civiltà italiana». Sono d’accordo in linea di principio con la chiave di lettura usata: la tradizione, la prassi, e persino le radici storico-culturali, ma credo che allora sia corretto proporre l’inserimento nelle scuole pubbliche di simboli che richiamino anche al resto delle nostre radici. Mi riferisco a quelle latine (magari fasci littori –che si sa sono un chiaro richiamo alla Roma Imperiale piuttosto che retaggio del fascismo) e a quelle elleniche (templi formato mignon e qualche riproduzione modello Madonnina che piange di Atena, Venere ed Era). Altresì, vista l’egregia situazione dell’attuale processo di devolution (all’italiana), proporrei l’affissione di simboli regionalmente personalizzati. A Milano ad esempio al fianco del crocifisso aggiungerei l’aquila bicefala dell’Impero austroungarico, a Napoli i gigli dei Borboni, ecc. È evidente che il crocifisso rappresenti una certa tradizione in Italia e in Europa, oltre che un chiaro simbolo religioso la sua presenza però é testimonianza di quella fase evangelica che i primi cristiani avviarono a pochi anni dalla morte di Gesù Cristo. Ma l’evangelizzazione divenne presto obiettivo fulcro della ormai potente istituzione della Chiesa, una strategia che ha ammantato nel tempo il perseguimento di obiettivi ben diversi da quelli prettamente religiosi. Perpetuare la pubblica affissione di simboli di questo tipo in luoghi deputati alla cultura é chiaramente un paradosso. Per un paese come il nostro con millenni di storia e cultura alle spalle é evidente che rappresentare una tradizione piuttosto che un’altra risulta non solo riduttiva ma sotto molti punti di vista irrispettosa per quelle che a tutt’oggi sono “minoranze silenziose”.
Nulla è Inutile
Sentire la persona amata dirsi inutile mi fa arrabbiare. Uso questo termine piuttosto che "adirare" anche se questo sarebbe più giusto da un punto di vista linguistico (l'uso di arrabbiare si confa alle reazioni degli animali in quanto soggetti alla rabbia mentre è corretto l'uso di adirare per gli esseri umani perchè questi ultimi manterrebbero comunque il contegno logico-razionale innato nel loro essere) perchè sento essattamente questo. La rabbia, una reazione alla frustrazione che si prova nell'avere le mani legate, nell'essere apparentemente impotenti di fronte ad una situazione della quale si sta perdendo il controllo.
Mi fa rabbia perchè per uno come il sottoscritto che ritiene nulla essere inutile, sentir dire "mi sento inutile" è un'offesa diretta a se stessi e agli altri! Definirsi inutili corrisponde all'annichilirsi in strictu sensu. Un annichilimento che non mostra il fianco ad alcuna interpretazione protofilosofica o metafisica...perchè ci si può sentire inutili? Perchè ci si sente così?
No! (parafraso l'eroina di Diego Cugia in NO, ed. Bompiani, 2002). Io mi oppongo fermamente a questo. Non voglio saoperne di arrendersi a tali sconforti nichilisti...lotto, lotto contro di essi esattamente come ho lottato contro l'indifferenza, il pregiudizio e i mie stessi difetti più reconditi e mefitici. Io non ti lascerò da sola....
....vorrei invitarti a non preoccuparti, a fidarti. In un modo o nell'altro io ci sono.
tuo gert