Refusi storici o gramigne sociali?
«Perché c’é troppa m… in giro per il mondo. Bisogna iniziare a fare un po’ di pulizia. Ma non a parole. Non come fanno quei soloni dei politici. Pure i nostri, eh? Quelli che un tempo si facevano chiamare fascisti. Ciao! Oggi che sono? Sono dei pretini.»
Le parole del naziskin intervistato dall’inviato de la Repubblica, Paolo Berizzi scendono giù come carboni ardenti…e chiaramente bruciano, scottano e mettono in crisi la mia disponibilità a ribadire e a condividere fino in fondo le parole di quel tale Francois-Marie Arouet detto Voltaire: «Io combatto la tua idea, che è diversa dalla mia, ma sono disposto a battermi fino al prezzo della mia vita perché tu, la tua idea possa esprimerla liberamente».
Chiaro mi si potrebbe criticare di mancanza di obiettività ma fino a che punto ci si può nascondere dietro il relativismo assoluto? Tutto é relativo, tutto dipende dal punto di vista, tutto é criticabile, opinabile e sottoscrivibile…dipende naturalmente dal punto di vista!
Ebbene come possiamo giustificare certe cose? Come si può pensare che Fabrizio, l’anonimo skinhead dell’intervista, possa davvero esercitare un diritto di espressione quando afferma: «Daje co’ ‘sta fregnaccia degli ebrei. So’ verità dei comunisti, capirai» oppure «Ci siamo alleati […] Con gli inglesi, i tedeschi, gli olandesi, gli spagnoli. Al mondiale sarà un macello. Se sei nazista devi esserne fiero. Il nazismo é nato in Germania e in Germania in qualche modo deve rinascere», e poi ancora «Li attaccheremo [i musulmani]. Sono tutti nemici da annientare. Come la polizia. Dicono che il primo che fa il saluto romano lo sbattono in galera. Voglio proprio vedere. Saremo decine di migliaia»
…e, infatti, pare che dopo il rientro dei Savoia (riforma della disposizione XIII della Costituzione) sia de facto venuta meno l’applicazione anche della XII, per intenderci quella che vieta la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del partito fascista.
Nel frattempo mi sembra ovvio che ci siano prese di posizione che in qualche modo scombussolano come le reazioni di alcuni “liberali” (leggi anche riformisti, moderati, benpensanti, voltagabbana, ecc. ecc.) che la scorsa settimana hanno gridato al misfatto riferendosi agli scontri in piazza; o che criticano oggi la decisione di Cofferati di negare alla Fiamma Tricolore una piazza per condurre un comizio.
È vero, forse sono poco obiettivo o esageratamente parziale, arbitrario, ma che volete che vi dica? Io le ho viste le manifestazioni di Forza Nuova in una città, la mia, fregiata della medaglia d’oro al valor militare per essere insorta contro i nazisti e i loro collaboratori e cari miei, qui non si discute più tra parrucconi intellettualoidi metafilosofi su ideologie e dottrine politiche, qui si parla di morti, stragi e dolore, tanto di quel dolore da restare per tre, quattro generazioni dentro le vene della progenie. E checché se ne dica il dolore e i ricordi non hanno colore alcuno!
Ai miei progenitori e concittadini:
Forte città dell’Abruzzo di nobili tradizioni patriottiche e guerriere, insofferente di servaggio, reagiva ai soprusi della soldataglia tedesca con l’azione armata dei suoi figli migliori. L’intera popolazione, costretta ad assistere in piazza al martirio di un concittadino, valoroso combattente legato ad un albero, accecato e trucidato per ammonimento ai civili, sorgeva in armi.
Combattevano i cittadini per molte ore, subendo perdite ed infliggendone di ben più gravi e, per avere ragione della resistenza, il nemico doveva impegnare numerosi battaglioni, mezzi corazzati, artiglierie.
Esempio di civiltà al barbaro invasore che trucidava i colpiti, gli abitanti curavano con cristiana pietà i nemici feriti.
Sottoposta prima ad atroci rappresaglie, poi alle dure azioni di fuoco degli alleati, infine ai massicci bombardamenti de tedeschi, la città di L., presa nella linea del fuoco, subiva radicali distruzioni mentre più di 500 abitanti perdevano la vita. Per nove mesi di dure prove la popolazione di L. forniva valorosi combattenti per la Lotta di Liberazione, sosteneva la Resistenza, dava tutta nobile esempio di patriottismo e fierezza.
L., 5 ottobre 1943 – giugno 1944
(Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 220 del 22 settembre 1952)