Dopo le prime due ore di discussione calma e pacata sul futuro roseo e indulgente, decidiamo di fare una pausa -che pausa poi non sarà- e cenare.
Il forno ha ormai riscaldato a puntino gli gnocchi alla sorrentina, le spinacine e la pizza. Si sbarazza il tavolo da fogli e penne, gli scarabocchi vengono salvati e le cifre riposte in block notes e cartelline di dubbio gusto ma di chiaro rigore istituzionale.
Accendiamo la TV. Ovviamente la scelta ardua (non per me) è tra Dr. House e il Festival. Il sentimento nazional-popolare vince su quello xenofilo e così ci si sintonizza sulle note e sui colori della riviera ligure, avidi -persino io- di abbeverarci a quel calderone di suoni, voci, volti e vestiti...no, di musica no.
Potrei accettare che Sanremo rappresenti la canzone popolare e,
con essa, le scelte statisticamente condivise della società dei consumi...
ma, per favore, non chiedetemi di ritenerla anche la sede della musica.
Per quella preferisco l'ascolto nelle settimane successive,
le radio, le riviste, internet e i canali televisivi di musica.
Finito il pasto, riparte la lectio divina sul futuro. Mentre qualcuno sintetizza le notizie e i progetti, che conosco ormai a menadito, mi soffermo a vedere -non ascoltare, il volume era troppo basso- il duetto dagli occhi blu...i Facchinetti.
Oggi sentivo in radio che il figlio se n'è andato un po' per le note sue. Io non li ho sentiti cantare ieri sera ma, a dire il vero, non ci voleva molto per capire che il giovin signore s'è l'è vista dura, su e giù per le righe del pentagramma. Il padre saettava contro il figlio, si aggrappavo l'un l'altro, non era chiaro a chi avesse bisogno di chi e, sinceramente, chi di voi non avrebbe temuto il rischio di uno scivolone al fianco del proprio pater familias?
La cultura cristiano-cattolica ci ha immensamente influenzati in questo (si, anche voi che vi fregiate di non essere mai "appartenuti" alla Chiesa). Una madre ci perdonerebbe senza batter ciglio, al pari farebbe un padre, ma come potremmo rapportarci di nuovo con lui dopo una delusione? Con quale faccia gli stringeremmo la mano dopo essere venuti -involontariamente- meno al nostro impegno?
Contro ogni logica...
USA: INDICE FIDUCIA CONSUMATORI, A FEBBRAIO SALE A 112,5
(ANSA) - ROMA, 27 FEB - La fiducia dei consumatori americani e' salita a sorpresa ai massimi da oltre cinque anni trainata soprattutto dalla crescita dei redditi e dal generale miglioramento del mercato del lavoro. Il numero degli intervistati che ritiene difficile trovare occupazione e' infatti sceso ai minimi da agosto 2001. Nel dettaglio, l'ottimismo dei consumatori per la situazione attuale e' salito a 139,0 da 133,9 del mese scorso. Migliorate anche le aspettative per i prossimi sei mesi, passate a 94,8 da a 94,4 di dicembre.
(ANSA). CAR 27-FEB-07 16:33
Altro che governi democratici,
movimenti pacifisti,
sentenze contro malfattori d'ogni sorta e
impegno etico-morale!
A volte ritornano...per fortuna!
CHIESA: DON GALLO, PARTITO DI DIO NON ENTRI IN PARLAMENTO =
QUANDO VESCOVI FANNO POLITICA, POLITICI DIVENTANO CHIERICHETTI
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - ''In Parlamento non puo' entrare il partito di Dio guidato da Ruini. Quando i vescovi fanno politica, i politici diventano chierichetti. La laicita' e' l'apertura per tutti''. Cosi', nel corso di 'Controcorrente' di Sky Tg24, don Gallo attacca le ingerenze della chiesa nella vita politica.
(Sin/Col/Adnkronos) 27-FEB-07 13:37
Nel mio dialetto si dice: tajeme lingue!
Spesso, soprattutto nei primi periodi di lavoro, quando da ragazzo mi capitava di passare molto tempo con persone di gran lunga più esperte di me -in ambito professionale quanto in quello di vita-, mi hanno rivolto questo "simpatico" invito.
In poche parole come -come si suol dire, una è poco e due sono troppe- il messaggio era chiaro: stai zitto, taci, ammutolisciti onde evitare casini ulteriori.
In genere l'ordine non aveva un connotato imperativo o comunque non impositivo, piuttosto appariva come una sorta di offerta di salvezza, un avviso, perchè solitamente quando mi veniva rivolto c'era il datore di lavoro -allora lo chiamavamo il boss- nei paraggi, un suo tirapiedi o semplicemente il rischio che le mie parole potessero essere inopportune.
Negli anni ho fatto mio questo invito. Lo rivolgo di rado ma, quando capita, spiego il suo significato e il suo uso...non vorrei però che, in un passaparola concitato e progressivamente depauperato della fase esplicativa e informativa del monito (effetto deletereo del glocalismo potrebbe addurre), qualcuno a Milano abbia dato per scontato che tajeme lingue fosse il l'introduzione verbale al successivo gesto scellerato!
Il nuovo tormentone lo lancia Schifani nel pomeriggio:
"Chiarezza, chiarezza, chiarezza!"
e poi ancora
"Ci dica..., ci dica..., ci dica..."
Insomma a destra e a sinistra la comunicazione non cambia, bisogna:
ripetere, ripetere, ripetere!
Era ovvio, anticipare a mercoledì il voto di fiducia al Senato, a una settimana esatta dal "mercoledì nero delle ceneri" (u.s. direbbero i burocrati), riflette la Tafazzi's syndrome della nostra sinistra...e, in genere, di tutta la nostra classe dirigente politica.
Il pathos che in tal modo avrà l'esperienza di mercoledì raggiungerà livelli analoghi solo a La stanza del figlio di Moretti, al Vajont di Martinelli o a Segreti di stato di Benvenuti.
Storie di ordinaria potemkynite, dove fustigarsi è d'obbligo, farlo pubblicamente è virtuoso e spargervi sopra del sale a grani grossi è trendy!
Mercoledì il Senato ha negato la fiducia
e mercoledì allo stesso Senato sarà richiesto di darla...
bentornati in Italia
Implosioni aggressive?
Treno Eurostar Roma-Firenze, ore 18.30 circa. Dopo una giornata di duro lavoro, consultazioni, negoziazioni e dichiarazioni seguite da galoppanti smentite il Sen. Fernando Rossi si sta recando a casa. Il panorama fugge all'occhio tra la pece tardopomeridiana e la velocità della tratta tirrenica.
Un signore si avvicina al povero senatore già sottoposto ad una due giorni di vituperii e critiche. "Mii, non ci posso credere - esclama sorpreso e iracondo il segretario regionale dei Comunisti Italiani Nino Frosini - tu sei Rossi, quello che ci ha fatto saltare!"
Il senatore ex PdCI, ex Lista consumatori, attualmente Gruppo Misto, sgomento osserva il suo interlocutore e irretito dallo sgurado di brace del suo ex compagno non riesce a schivare il colpo. "Ah, marrano, venduto d'un trozkista -sbraita sbavando Frosini - tua la colpa, tuo il tradimento, tuo il dolore che devi provare!"
Rossi farfuglia tra fiotti di sangue nasale: "No, fratello tovarisc, aspetta, non percuotermi! Son sempre il tuo amico e compagno, il vetero comunista che senza troppi peli sulla lingua fa crollare i governi e si compiace di ciò. Dopo tutto caro collega sai che Tafazzi noi l'abbiam sempre rispettato e stimato. Insomma il suo dolore cosmico, il suo accanimento (non terapeutico) contro se stesso e il suo sesso"
Quasi "commosso", memore di quel comune sentire della sinistra italiana che vede nella dolce vita solo corruzione d'animo, Frosini lo lascia lì, sanguinolente ma felice. "Vai compagno, vai lontano, tu che da lontano vieni. Vai amico fratello, io ti perdono. Io non ti denuncio". Continua a snocciolare Rossi ancora piegato dal dolore e dal sapore ferroso del suo sangue.
Analogo e precedente caso invece è registrato da l'Espresso di questa settimana.
Si era in aula quando il deputato di AN Romano La Russa, fratello di Ignazio (omonimo del premier), "accarezza pesantemente" il volto della sua camerata Roberta Angelilli.
"Ahò a bello, nun t'azzardà!" Intima verace e capitolian la lupa. "A me 'e mani addosso nu'e metti e se 'o fai te gonfio. A te e quella sgallettata de tu sorella!"
Il gesto non passa inosservato. Un camerata alto e grosso si avvicina alla veemente coppia. Quando Romano si accorge dell'ombra che il collega gli proietta addosso capisce che forse non è il caso di fare il galletto. Ma si sa, in casa Mussolini l'orgoglio e l'onore sono cose sacrosante. Senza troppa diplomazia, il piccolo dei La Russa, invita il camerata a non intromettersi nelle faccende ricordando con grande sfarzo citatorio il duce: "Chi si fa i cazzi suoi campa cent'anni!".
Il collega molosso però non sembra essere un tipo troppo dogmatico e così non molla la presa anzi, pare quasi che voglia agire, quando senza preavviso e, probabilemnte senza aver prestato troppa attenzione alle parole della Angelilli sulla sorella di dubbia serietà dei La Russa, Ignazio si fa strada tra gli onorevoli camerati e a fronte alta, con sprezzo del pericolo, forte del suo nome e della sua adolfiana zazzera, affronta a muso duro il mastino difensore della camerata capitolina.
La scaramuccia si conclude con l'onore salvo di tutti. Il piccolo Romano rimbrottato dal suo fratellone si allontana dalla scena del delitto scambiandosi scuse e reciproche promesse di benevolenza con la lupa. Il colosso intervenuto - a torto secondo i principi mussoliniani - si dilegua con savoir faire tutto fascista dichiarando con mento esposto e sguardo nel vuoto: "Me ne frego!".
Fiducia non ce n'è!
Il marito filmava la moglie con webcam nascoste, trasmetteva tutto on line e invitava a fantasticare gli utenti del sito sulle forme e sulle performance sessuali della donna ignara di tutto.
Capitan Arcore nega ogni possibilità al Prodi bis, a tallonarlo sulla scia De Gregorio, ovvero, la diplomazia fatta pancia, che sottolinea l'evidente mancanza di voti per il raggiungimento del famoso 161 per il nuovo Prodi, Turigliatto vittima di crisi di coscienza chiede tempo per riflettere (come facevamo da adolescenti quando si chiedeva la "pausa di riflessione" alla futura single) e Fassino tampina chiunque possa dirsi fiducioso in una rivisitazione alla Cuor di paese.
E poi vi lamentate dello scollamento tra realtà politica e realtà di vita quotidiana...bah!
Qualche idea su Prodi, crisi di governo, cazzate politiche, etc. anche qui...
Jackals
Si cominciano a riconoscere gli sciacalli, o avvoltoi che dir si voglia. Le carogne del prete bolognese, del vitellone dagli occhi blu e del marinaio gallipolino sono ancora calde ma nessun cattolicissimo ci fa caso.
GOVERNO, PEDRIZZI CON MASTELLA: "ORA SPAZZARE VIA I DICO" :
(9Colonne) - Roma, 22 feb - "Dice bene Mastellase prima della crisi di
governo il ddl sui 'Dico' non era un'emergenza nazionale, non era un'urgenza
sociale, non era una priorità politica, non era un'esigenza legislativa, ora
va proprio eliminato, tolto di mezzo, spazzato via dall'agenda politica e
parlamentare". Lo dichiara l'onorevole Riccardo Pedrizzi, responsabile
nazionale di An per le politiche della famiglia, presidente nazionale della
Consulta etico-religiosa e membro dell'esecutivo politico nazionale del
partito. "Se sbagliare è umano infatti - aggiunge Pedrizzi - perseverare è
diabolico...".
17.10 22 FEB 07