Gert Dal Pozzo

Chi sono

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Nome: Gert Dal Pozzo
Chi sono? Difficile dirlo per uno che si firma con il nome di un personaggio senza nome (frutto della strabiliante creatività di Luther Blisset, oggi Wu Ming). Un fuggitivo che acquista, scambia e abbandona identità senza sosta. Gert Dal Pozzo è una di queste, quella che per il sottoscritto è la più pregna di analogie con la propria vita. Ma se qualcuno non se la sente di scrivere a Gert allora ci saranno Edmonde Dantés, il Capitano Alatriste, Nessuno e tanti altri che potranno comunque farne le veci. In definitiva chi sono? Bah, quello che scrivo, quello che non cancello, quello che leggerete e quello che vorrete pensare.

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mercoledì, 29 agosto 2007

Nòva politica

Sì, effettivamente è proprio innovativo questo Partito Democratico. Gli esponenti politici e i sostenitori di uno dei candidati alla sua leadership seduti comodi, alle sue spalle. I giornalisti - teoricamente professionisti garanti dell'informazione - in ginocchio in attesa di assorbire le notizie più succulente, le parole più importanti e i concetti meno astrusi snocciolati dal Walter nazionale.
Lui, come nelle lezioni di public speaking, in piena posizione "scoglio contro la marea": gambe ben piantate leggermente divaricate, come le punte dei piedi, a inglobare nel suo abbraccio comunicativo tutta la platea. Con la mano libera gesticola per aiuitare visivamente il percorso dialogico, e tutti lì attenti perchè sta parlando il capo...insomma, è o non è questo un apporccio politico del tutto nuovo?

postato da: gertdp alle ore 17:45 | link | commenti (2)
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martedì, 28 agosto 2007

Correntismo vs. pluralismo

Conobbi, accademicamente parlando, Augusto Barbera nel 1998, tra i libri che la professoressa Biagi, docente di diritto costituzionale comparato, assegnò alle matricole della facoltà di Scienze Politiche.
A dire il vero, per almeno due anni per me esistette solo il signor Amato-Barbera, sorta di miscuglio socialdemocratico dal background economico-politologico.

Lo conobbi così, attraverso le pagine del Manuale di diritto pubblico, puntuale e prolisso. L'ho incontrato spesso negli ultimi anni, tra citazioni e pubblicazioni, articoli e qualche intervista; ma quella di oggi a pagina 11 del Corriere della sera mi ha piacevolemnte colpito, forse perchè nel criticare un Pd fatto di correnti ho avuto la mia piccola soddisfazione in merito ad una discussione avuta alla buvette un paio di mesi fa.
Forse perchè attacca Veltroni e, a prescindere da tutto, ho sempre apprezzato la critica quando è rivolta ai poteri forti, strictu sensu, e forse anche perchè ne evidenzia l'estremo - ed esagerato - cerchiobottismo con un semplice «Questa tendenza a non rompere mai con nessuno, a smussare continuamente gli angoli...Ecco, non va sempre bene. [...] Occorre essere decisi».

Mi ha fatto davvero piacere "rivedere" il prof. Barbera, ricordarmi gli insegnamenti e apprenderne di nuovi in una semplice intervista agostana. E' stato utile, attraverso le sue parole, avere una conferma che non sempre è opportuno realizzare un progetto tenendo in mente solo la logica matematica e commerciale, con segni più e meno a fare da corollario.
Le correnti, certo, garantirebbero una costruzione "plurale" del contenitore Pd, altresì però in tal modo si svilupperebbe una struttura partitica che avrebbe ben poco dell'innovazione politica (richiamado presto alla mente il funzionamento fazionistico della Dc, del Psi  e del Pci) continuando a trascinare il sistema italiano nella lotta tra capi e capetti, nell'immobilismo decisionale e nel vacuum programmatico.

postato da: gertdp alle ore 16:35 | link | commenti
categorie: politica e dintorni, to be or not to be, dietrologie
lunedì, 27 agosto 2007

per Walter e gli altri

La retorica c'è tutta: «i vecchi schemi non reggono più», «staccarsi dalle ideologie del passato rende liberi di guardare al futuro».
L'esterofilia è al punto giusto: «se Sarkozy chiama politici della parte avversa, lui fa bene a chiamarli e loro ad accettare».
Il richiamo all'immaginario del proletariato e della lotta di classe con evidenti forzature e bizantine affermazioni contradditorie sono rilevabili: «la precarietà oggi si traduce in una condizione di sfruttamento paragonabile a quella in cui si trovavano un tempo gli operai delle grandi fabbriche».
Il new deal comunicativo, infine, è stato prodotto: "Cambiare, cambiare, cambiare".

Beati noi che con la "vecchia" scuola abbiamo studiato il famosissimo trasformismo di Depretis...noi che appena abbiamo sentito parlare di riformismo, avvezzi a drizzare le antenne ad ogni -ismo, ci siamo subito allarmati.
Beati noi che ci divertiamo ancora a credere che la precarietà è una questione di approccio culturale che per ora nessuna legge potrà cambiare e che, per questo stesso motivo, nessun governo o parlamento formato dai nostri padri e dai nostri nonni potrà mai affrontare adeguatamente.

Beati noi perchè ormai a costruzioni teoretiche come Internazionale dei democratici e dei socialisti non diamo più alcuna connotazione. Forse perchè siamo abituati a pensare che un socialista è solo uno che ha litigato con i comunisti e poi s'è intascato molti soldi, e che un democratico è in genere cristiano e per la precisione cattolico e quindi di soldi se n'è intascati il doppio del primo, senza però litigare con nessuno.
Beati noi perchè quando ci parlano di internazionale sorridiamo e se non lo alziamo, quanto meno lo stringiamo quel pugno sinistro che tante volte ha deciso il bene e il male delle serate tra il 1995 e il 2001. Forse perchè l'idea di qualcosa, che non sia il format di un reality show, che abbraccia tutto il mondo ci fa ancora sognare, forse perchè siamo nostalgici e anche se guardiamo al passato sappiamo mobilmente immanere nel futuro...dopo tutto a differeneza loro, noi siamo il futuro, e forse è proprio per questo che si stanno dannando l'anima per cercare di capire cosa sarà questo "futuro".

Beati noi che riconosciamo la vanità del Resistere, resistere, resistere; e non ci facciamo abbindolare dal Cambiare, cambiare, cambiare, noi che a cambiare ci pensiamo davvero perchè non abbiamo avuto le opportunità del '68, ne' lo shock del '77.
Noi a cambiare ci pensiamo davvero perchè voi non lo avete fatto quando ne avete avuta la possibilità, e oggi è tardi per tornarci su. Noi a cambiare ci dobbiamo necessariamente pensare perchè pur volendo non potremmo fare altrimenti.

postato da: gertdp alle ore 15:57 | link | commenti (3)
categorie: politica e dintorni, to be or not to be, dietrologie
venerdì, 24 agosto 2007

Breve pausa pranzo. Mi aggiro tra i vicoli del centro, sotto un cielo asfittico, in un clima greve che cozza vistosamente con l'entusiasmo dei turisti. Per le vie solo lingue straniere e dialetti ben diversi dallo strascico romanesco al quale si deve sottostare durante le altri stagioni.
Ogni spazio è occupato da qualche gazebo, panchina o tenda. I tavolini strozzano le vie e, a loro volta, gli acquisti abbarbicati in buste e sacchetti soffocano le tovaglie a quadretti, immagine tipica - che sa di banale - della ristorazione del Belpaese.

I camerieri a ridosso del viavai estero invitano gentilmente, quasi con atteggiamento servizievole, i potenziali clienti a beenficiare della loro cucina, riempiendoli sommessamente di improperi ogni qualvolta i potenziali clienti si trasformano in semplici curiosi passanti.
Sorrido loro, senza alcuna malizia, senza scherno. Sorrido come farei con un bambino a cui è precipitato a terra il gelato, sorrido come a dire "Va be', pazienza...".
Poi penso a settembre, a quando saremo a Parigi. Quando, passeggiando con i piedi gonfi e la schiena a pezzi, saremo ancora restii a riposarci, retti da quella forma di cupidigia turistica che spinge a ghermire ogni squarcio di città, ogni informazione, che sollecita a spiluccare da vicoli e musei, strade e piazze, chiese e locali tutta la storia possibile, tutta la cultura propria del posto che si sta visitando, delle sue persone, persino della terra che si calpesta e dell'aria che si respira. Un succhiare avidamente la città, come fosse una spugna imbevuta di dolce nettare.

E penso a noi che esausti saremo invitati a sederci, a rinfrancarci con piatti tipici, turisticamente tipici. Penso a noi che all'invito ci scambieremo uno sgaurdo e risponderemo con il sarcasmo tutto mediterraneo, tipico dello stereotipo di italiano medio all'estero, aggrottando la fronte e accennando un ghigno a significare "Seee, io sono italiano, mica un minchione crucco o inglese che si fa fregare dal solito ristorantino per turisti....!" Per finire, magari, in una di quelle lerce pizzerie italiane, a mangiare una margherita fatta con le acciughe e le olive nere, o una capricciosa con il salame piccante, le cipolle e le uova sode...

Penso a noi, rimugino e sorrido: "no, non credo che sarà così..."

postato da: gertdp alle ore 16:35 | link | commenti
categorie: to be or not to be, dietrologie
martedì, 21 agosto 2007

«Beh, cominciò Pereira, è una teoria di due filosofi francesi che sono anche psicologi, sostengono che noi non abbiamo un'anima sola ma una confederazione di anime che viene guidata da un io egemone, e ogni tanto qusto io egemone cambia, così che noi raggiungiamo una norma, ma non è una norma stabile, è una norma variabile. Stai bene a sentire, Pereira, disse padre Antonio, io sono un francescano, sono una persona semplice, ma mi pare che tu stia diventando eretico, l'anima umana è unica e indivisibile, è Dio che ce l'ha data. Sì, replicò Pereria, però se al posto dell'anima, come vogliono i filosofi francesi, ci mettiamo la parola personalità, ecco che l'eresia non c'è più, io mi sono convinto che  non abbiamo una personalità sola, abbiamo tante personalità che convivono fra loro sotto la guida di un io egemone.»

Tratto da Sostiene Pereira, Antonio Tabucchi

postato da: gertdp alle ore 09:57 | link | commenti (1)
categorie: letture, to be or not to be, dietrologie
lunedì, 20 agosto 2007

Potrebbe sembrare infantile, immaturo, forse addirittura irresponsabile. Però, che volete? E' la realtà dei fatti, è quello che si prova ed è quello che oggi più mi impegna....

mi resta davvero difficile accettare la nascita di aspettative di terzi nei miei confronti, delle quali, tali terzi, possono tranquillamente arrogarsi il diritto di richiederne piena soddisfazione...si, lo so, c'è l'orgoglio, la compiacenza, la soddisfazione di sentirsi apprezzati. Chi lo mette in dubbio? Ma a parte ciò, cosa resta? L'impegno, il dovere di rendere conto, di mantenere alte le performace, di continuare a non tradire le aspettative, le esigenze, il fabbisogno...

lamentele? polemica sterile? borbottii molesti...definiteli come preferite, io resto della mia, ora come ora sono profondamente infastidito da ciò che ci si aspetta io faccia...

postato da: gertdp alle ore 14:24 | link | commenti (4)
categorie: to be or not to be, dietrologie
giovedì, 02 agosto 2007

Follia pensionistica

Io e ex Baffodighisa (mio padre), al telefono. Corridoio al quinto piano, il Palazzaccio sullo sfondo che riflette accecante i raggi del sole.

B: "Allora? Hai saputo niente del motorino?"
Io: "Si, Topi è andata a sentire, io non ho fatto in tempo l'altro ieri. Diceva qualcosa a proposito della distribuzione e che costerà circa 240 euro...ovviamente non ho intenzione di spenderli, stavo cercando di escogitare qualcosa".
B: "Si, pure io stavo pensando. Che ne dici se veniamo con un furgone e lo portiamo a riparare qui? Quanto meno avremo la certezza di un intervento migliorativo. Visto che S. deve venire a Roma, lo mandiamo in furgone e lo riporta qua".
Io: "Ok, per me va bene. Fino a lunedì pomeriggio dovrei essere a Roma, poi si parte per Potenza".
B: "Allora facciamo così. Poi comunque ti aggiorno. Sai pensavo che se lo ripariamo entro ferragosto, tu fai un salto qui nel week end e, al posto di ripartire in bus, te ne torni a Roma direttamente in motorino".
Io: "............"

Attimo di smarrimento, scosto il cellulare dall'orecchio, lo osservo...e penso che mio padre ha trascurato il piccolissimo dettaglio che dalla mia città natale a Roma sono 'solo' 247 Km, di strada che attraversa gli Appennini abruzzo-laziali. Il tutto nel clima particolarmente torrido che presumibilmente potrà esserci il prossimo 18 agosto, con un Piaggio Liberty 125...

Delle due l'una: o ex Baffodighisa era al mare, senza ombrellone, sotto il sole cocente in preda ad attacchi psicosomatici di varia entità, tra cui anche lo sparare cazzate immani nonostante la sua notoria capacità analitica e il suo apprezzatissimo moderatismo, oppure, evidentemente, mi stava allegramente prendendo per il culo e, allora,  a quel punto il rimbambito sarei io che non me ne sono accorto.
Ad ogni modo, la questione resta: almeno il 50% dei maschi della famiglia dimostra gravi squilibri mentali!

postato da: gertdp alle ore 15:44 | link | commenti (4)
categorie: to be or not to be
mercoledì, 01 agosto 2007

...E parti di slancio (?)

Il risveglio, uno dei più traumatici da tempo. Mi alzo dal letto in coma profondo e, come negli ultimi tre giorni, sento fitte costanti all'altezza dei reni.
Cerco il telecomando sulla poltrona Ikea, tra i jeans e le t-shirt buttate alla rinfusa. A tatto trovo il numero 7 (secondo tasto dalla sinistra nella seconda fila) e pigio. La Mivar 15'' rimanda la voce di Paola Cambiaghi che conduce Omnibus Estate. Mi trascino sul bordo del letto, delle due l'una: o crollo a terra, e allora non mi alzo più, fanculo l'ufficio, fanculo il lavoro, fanculo le responsabilità; oppure mi ergo e mi tuffo in bagno prima ancora di sbadigliare per la quindicesima volta.

Peccato, alla fine il senso di responsabilità - maledetto lui e chi me l'ha inculcato - vince la partita. Cammino malconcio per il bagno. Mani appoggiate sul lavello di scadente ceramica color caffellatte. Osservo la faccia ancora plasmata dalle lenzuola e dai guanciali come fosse stata di DAS, un occhio chiuso, l'altro a mezz'asta. Mi volto verso la doccia, acqua calda, poi fredda, ancora un po' di fredda...ma quanto ci mette a stemperarsi?...ancora un po' di fredda, meno di calda e la temperatura dell'acqua sembra finalmente perfetta.

Pesco, tra la foresta di boccette, shampoo dai diversi usi e dalle più svariate fragranze, bagnoschiuma energizzanti e tonificanti, spugna con le fattezze di pesce pagliaccio e cuffia di plastica, il boccione di bagnoschiuma verde acido dal tappo blu. Uno di quei prodotti da discount, massima resa con minima spesa. Ne faccio un uso-abuso da quando ho finito le mie adorate saponette (MantovaniRoberts, Infasil o quello di erboristeria al banano che ho usato ultimamente, un toccasana per lo scrubbing).

Ascolto Andrea e Michele su Radio Deejay, tanto concetrato sulle loro cazzate, quanto deconcentrato sul resto, che esco dalla doccia senza aver lavato i capelli...o cuoio capelluto che dir si voglia, e così ho sistemato anche i miei trico-detrattori. Me ne accorgo solo dopo aver lavato i denti, quando ignudo faccio per andare in stanza, pasteggiando rumorosamente il sapore mentolato lasciatomi dal Pasta del Capitano Microgranuli. Al volo, afferro il Fructis, calo il cranio ancora umido nel lavello e, in barba alla precisione che richiede il primo mattino, massaggio frizionando sotto il getto di acqua fredda.
Ho la nuca paralizzata, le tempie intorpidite, ma mi viene da sorridere, alzo la testa, mi guardo di nuovo allo specchio, continuo a sorridere presuntuoso e pretenzioso (come si direbbe con il buon Cavallopazzo), occhi spiritati, palpebre sguainate, pupille a spillo...sono pronto per affrontare la giornata, l'attesa del 628 che non arriva mai, la rassegna stampa monotona e insipida, il panna delle pareti nell'ufficio ingiallito dai neon, l'aria condizionata e il sonnolento incedere dei commessi lungo i corridoi.

Sì, sono pronto...forse

postato da: gertdp alle ore 13:16 | link | commenti (2)
categorie: to be or not to be, dietrologie