squirrel in St. James Park, Royal Albert Hall, Tower Bridge - London
La prima settimana di lavoro è andata. Novità tante ma nessuna al tempo stesso. La riconferma, gli scazzi e il peso dell'incertezza teorica. Le riunioni e l'uso della diplomazia, sempre e comunque...e pensare che fino a qualche anno fa mi si bacchettava proprio per la sua completa mancanza dai miei modi di fare.
Un amico altrettanto in bilico tra un futuro da giovane-adulto e uno da adulto-adulto. Lo scioglimento di ogni nodo e la calma piatta dopo la tempesta. Il timballo di mamma, quello con le uova sode e la mozzarella a tratti filamentosa, a tratti croccante. Il vino del padre di Misuò, nero come la pece, un sacrosanto macchiabudella che elogia le proprietà smacchianti della Pasta del Capitano. Ernestina II, linda e pinta, con uno sprint da Poderosa e un motore che promana mu-si-ca allo stato puro.
Le camicie e i pantaloni stirati, l'armadio svuotato e riorganizzato, buoni propositi sulla forma fisica che a detta di tutti, ieri a pranzo, è senz'altro fuori d'ogni controllo. I medesimi propositi disattesi già da stamane, quando ho spento la sveglia puntata alle 7, mi sono guardato intorno e abbastanza riposato ho deciso di girarmi sul fianco, abbracciare Topi e godermi un'altra ora e mezzo di dormiveglia.

Scorpion shoes shop in Camden Town, Dutch woman with baby and Modern art sculpture in Victoria & Albert Museum - London
Ovvio che Grillo non si regge più, i capipopolo proprio non ci piacciono, men che meno quelli che fanno i moralizzatori.
Altrettanto ovvio è che Mazza ha detto delle amenità di dubbio valore analitico, giornalistico e persino mediatico (si veda grillo/grilletti). L'antipolitica è qualcosa di divero da un comico prestato alla politica di piazza.
In fine, chi difende il primo, ma anche chi difende il secondo, farebbero meglio a utilizzare la prorpia testa senza ricorrere ad alcuna gitatore di spauracchi...ogni dittatura, ogni scempio politico, sociale e culturale ha visto alla sua base una piazza agitata. Certo, noj può dirsi il contrario, è evidente che non sussiste alcun rapporto di stretta e necessaria causalità tra le agitazioni di piazza e le cadute dell'uomo nella storia, ma in questi casi mi piace sempre guardare al passato...
628, Il profumo in mano, leggo svogliatamente. Il cielo plumbeo, le auto in coda, Porta Metronia è un imbuto che ingurgita auto troppo lentamente. Alzo lo sguardo e sorrido pensando che non c'è alcun secondo piano sul 628. Mi guardo intorno, i platani sbiaditi e il romanesco che violenta l'etere non lasciano tregua, siamo a Roma, la città eterna...immobile come le sue mura e i suoi scavi, come i suoi lavori e la sua vita...
In mente balenano particolari, i bulloni della Tour Eiffel e i santi delle porte laterali di Notre Dame, il bronzo di Vercingetorige corroso dal calcare, i senegalesi di Montmartre e il pollo alla sinovietnamita. Ancora, le partite del mondiale di rugby, l'oro di Porta Alessandro III e quello di West Minster, la meridiana all'uscita dalla fermata di Tower Hill, Topi nel Gay Village di Manchester che si volta con i suoi "1 pound" indossati in maniera favolosamente voluttuosa, il pollo al curry e cocco del buffet indiano, la cornamusa sfondata dello scozzese in canotta e kilt all'angolo di Argyle street, la carne sfrigolante della fondue bourguignonne e le pinte di Bombardier a temperatura ambiente e spillata dal fusto senza gas, una domanda irriverente "Chi sono Albert e Victoria?", la banalità degli italiani a Camden Lock, la ressa fotografica davanti Monna Lisa...
per le foto attendete pazientemente
Roma-Parigi-Glasgow-Manchester-Londra-Roma
6-16/09/07
Ho dimenticato di stirare le camicie, e degli articoli assegnatimi ne ho scritti due.
Del prospetto informativo sul lobbying nessuna idea, ancora, e del piano di programmazione dei futuri lavori meno che zero.
Restano la valigia che dovrò preparare nella nottata e una riunione alla quale mi presto a partecipare. Delle chiamate evase e degli sms cestinati, non ne voglio parlare, per la prima volta in vita mia ho avuto la possibilità - senza lasciarmela fuggire - di far squillare a vuoto il cellulare, di negarmi al telefono fisso e di aprire dopo le 13 la mail.
L'unica prospettiva di cui mi sto interessando è quella lungo gli Champs Élysées, a Montmartre o nel Tate Modern. Unica preoccupazione: come individuare una persona di cui fidarsi per farci scattare una foto in piazza della Bastiglia o a ridosso del Camden Lock.
I codici li abbiamo, i siti metereologici costantemente monitorati, Fraga o Bobsex dovrebbero darci uno strappo, attendiamo, tra 24h saremo a Parigi, le vacanze iniziano...
A volte le letture che ci sollazzano caratterizzano il tempo che si vive più di quanto si possa immaginare. Una sorta di corrispondenza di sensi logico-temporali, non so, un legame sottile, quasi insignificante. Un po' come il numero 23 dell'omonimo film, ricorre, matematicamente e logicamente, ricorre e descrive una condizione immanente, a modo suo, ovviamente...
A me questa sensazione di perscrutabilità dell'immanente, del mio medesimo immamente, la sta dando un romanzo che mi tiene impegnato da qualche giorno. Il profumo, storia di un assassino di Patrick Süskind, metà libro passato. Le prime 60 pagine percorse in un fiato, Grenouille cresce e fa esperienza, l'olfatto disumano e una presenza ancor peggiore, mi hanno appassionato a questo protagonista che, come ogni cattivo socialmente reso tale, non può non meritare le simpatie del pubblico. Poi altrettante pagine lente, barocche, pesanti e dense come catrame. Angoscianti, tanto da rabbuiare l'animo di chi le legge, rendendolo riottoso, misantropico, schivo e stanco, profondamente stanco.
Poi, a guardarsi intorno, ci si accorge che le sensazioni trasmesse dal romanzo si mescolano sulla scenografia delle nostre vite, pennellate ad aquarello, sbiadito, svilente, che trasformano tutto il quadro in una scena oscurantista, soffocante...la nostra realtà, discussioni e vane polemiche, ore passate a ignorarsi, fitte allo stomaco e emicrania refrattarie all'Aulin, bocche impastate e sordo rancore che monta nei petti affannati, denti digrignati, sensazioni mai provate prime, gli occhi a spillo e il sangue pompato rabbiosamente.
Quando ho smesso di essere civile, freddo, distaccato, dialetticamente e logicamente inattaccabile?