Gert Dal Pozzo

Chi sono

Utente: gertdp
Nome: Gert Dal Pozzo
Chi sono? Difficile dirlo per uno che si firma con il nome di un personaggio senza nome (frutto della strabiliante creatività di Luther Blisset, oggi Wu Ming). Un fuggitivo che acquista, scambia e abbandona identità senza sosta. Gert Dal Pozzo è una di queste, quella che per il sottoscritto è la più pregna di analogie con la propria vita. Ma se qualcuno non se la sente di scrivere a Gert allora ci saranno Edmonde Dantés, il Capitano Alatriste, Nessuno e tanti altri che potranno comunque farne le veci. In definitiva chi sono? Bah, quello che scrivo, quello che non cancello, quello che leggerete e quello che vorrete pensare.

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mercoledì, 31 ottobre 2007

Un uomo un mito/2

PD: COSSIGA, VELTRONI-PRODI, RICORDATE ROCHEFOUCAULD?

(ANSA) - ROMA, 31 OTT - ''Quando mi e' stato chiesto come il leader del Partito democratico Veltroni tratti il Governo Prodi, mi e' sovvenuto alla mente il giudizio-aforisma che il Duca Francois de la Rochefoucauld espresse in relazione ad una situazione analoga: 'Fa il frocio con il culo degli altri!'''. Lo afferma il senatore a vita Francesco Cossiga in una dichiarazione. (ANSA). COM-FLB 31-OTT-07 10:09

che sia pazzia senile o pura genialità, è un mito assoluto,
bisogna ammetterlo...non me ne vogliano gli amici omosessuali

postato da: gertdp alle ore 11:14 | link | commenti (5)
categorie: politica e dintorni, to be or not to be, dietrologie
lunedì, 29 ottobre 2007

Everything is illuminated...ma per davvero!

La nonna di Jonathan muore lasciandogli una foto in cui sono ritratti suo nonno da giovane e una ragazza. Augustine, questo il nome della ragazza, non è una di famiglia e alla richiesta di spiegazioni del nipote, la nonna ricorda che suo marito le disse che senza Augustine lui non sarebbe mai sopravvissuto all'eccidio nazista. Jonathan decide di partire per Odessa, alla ricerca della donna che salvò suo nonno e che permise la sua esistenza. Inizia così Everything is illuminated (2005), del regista Liev Schreiber, tratto dall'omonimo libro di Jonathan Safran Foer.

A fare da sfondo c’è l’Ucraina dei giorni nostri: 3 parti di Urss, 1 di Occidente spinto e 1 di ebraismo, non shakerati, solo mescolati.
Sin dai primi dieci minuti, si capisce che la comicità linguistica e l’ inglese sfrontato di Alexander Perchov (che ricorda l’americano partenopeo degli sciuscià nostrani), guida di Jonathan e voce narrante nel film, son ben riprodotte dal doppiaggio italiano, ma si intuisce che in lingua originale probabilmente sarebbe tutto di gran lunga migliore.
Esempi lampanti? Il cane femmina, Sammy Davis Jr Jr, indossa una t-shirt che riporta la parola bitch ovvero cagna, in inglese termine offensivo e volgare che Alex però non percepisce come tale e usa interpretando alla lettera. Idem con la rivista porno che mostra al fratello minore e che lui, mutuando dall’inglese naughty, definisce lurida.

La storia, inizialmente comica, si addentra in una atmosfera progressivamente più cupa e drammatica alla quale solo in parte danno equilibrio i colori circostanti, le pianure sconfinate di quel granaio d’Europa, gli orizzonti vasti che lasciano trasognare in quella dimensione di nessuno tra il cielo e la terra.
Tutto è illuminato, tutto è chiaro o meglio ancora, tutto è reso chiaro. Questa la considerazione di fondo che vede nel passato la chiave per la comprensione quanto meno del presente. Un passato inesorabile che, a scapito di quello che Alex afferma nell’introduzione, tutto ciò che è passato va lasciato stare, richiama alla mente la massima di Magnolia: «tu puoi chiudere con il passato, ma il passato non chiude con te». Da vedere.

postato da: gertdp alle ore 16:31 | link | commenti (7)
categorie: lumiere, to be or not to be, stranezze poetico-musicali
venerdì, 26 ottobre 2007

 Amore e Potere...e non è una marketta/2

"Festival della gioventù comunista di Berlino, 1973, Walter Veltroni ha diciotto anni quando conosce Flavia, che non ne ha ancora quindici. Resta folgorato, al rientro le chiede di mettersi insieme. «Gli risposi che era meglio restare amici. Ero così giovane...Lo tenni un anno in stand by», racconta lei. E lui annuisce: «Si mi tenne un anno fermo. Fu un anno devastante. Io ero timido, discreto, soffrivo in silenzio».

Tratto dal Corriere della Sera, 26/10/2007, pag. 6.

Meno male che questi - come altri - avrebbero dovutro rappresentare l'avanguardia politica, culturale  e sociale dell'Italia. 1973, a quattro anni da Woodstock, a due dalla nascita della comunità hippie di Copenhagen, in piena rivoluzione sessuale; quello che i giovani comunisti italiani sapevano fare era “soffrire in silenzio in attesa di un sì”…come Jacopo Ortis quasi 200 anni prima!

D’altronde, quello stesso anno il segretario del Pci, Enrico Belinguer, lanciò la teoria del compromesso storico, e forse le ricadute non furono esclusivamente politiche.
Forse, per un paese culturalmente democristiano e politicamente qualunquista, la proposta di un compromesso tra Dc e Pci rappresentò anche (e soprattutto) per i giovani comunisti una virata verso quel modo di concepire ed approcciare la vita quotidiana di tipo prettamente cristiano-cattolico, con tanto di preservazione dai piaceri terreni intesa come virtù; con la riservatezza e la fuga dalle pruriginose voglie adolescenziali elogiate da parroci e monache; con la solfa tornata in voga dal 2001 del “faccio così perchè lo vuole dio ”...insomma un salto nel passato a quarant'anni prima, almeno in termini di morigeratezza, se non proprio socioculturali.

Comunque sia, spulciando sulla rivoluzione sessuale, ho trovato questa Annus Mirabilis di Philip Larkin.

postato da: gertdp alle ore 15:51 | link | commenti (7)
categorie: politica e dintorni, to be or not to be, dietrologie
giovedì, 25 ottobre 2007

Di lealtà politica e altre facezie... 

                

Tra fughe in bagno e voti al senato dal sapore proto-bipartisan, in un pub irlandese mi sono imbattuto in una cartolina che non avrei mai potuto non apprezare in una giornata come questa...  

postato da: gertdp alle ore 17:21 | link | commenti (4)
categorie: politica e dintorni, to be or not to be, dietrologie
mercoledì, 24 ottobre 2007

Amore e Potere...e non è una marketta/1

POLITICA: LA MOGLIE DI RUTELLI, FRANCESCO PIU' POVERO DI QUANDO HA COMINCIATO
BARBARA PALOMBELLI A VESPA, PER FARE LAVORI IN CASA HO DOVUTO VENDERE DUE QUADRI

Roma, 24 ott. (Adnkronos) - Francesco Rutelli e' piu' povero di quando ha cominciato a fare politica. Lo assicura la moglie Barbara Palombelli a Bruno Vespa nel libro "L'amore e il potere. Da Rachele a Veronica un secolo di storia italiana". "Se lui lasciasse la politica -dice la Palombelli- sarei prontissima a fare un'altra vita. Ma lui ha sempre detto che pagherebbe per fare politica. Non ha cambiato idea negli ultimi trent'anni".
"Quando era un giovane dirigente radicale gli chiesi: quanto guadagni? Nulla, anzi pagherei per fare quello che faccio. Andava avanti con una piccola rendita della madre. Buona famiglia, ma pochi soldi. Non aveva nemmeno l'automobile. Il motorino, una giacca, e via. Quasi trent'anni dopo -conclude la Palombelli- la situazione patrimoniale di Francesco e' peggiore di quando l'ho conosciuto.
Quando abbiamo dovuto fare dei lavori importanti in casa, ho dovuto vendere due quadri fiamminghi attraverso la casa d'arte Finarte". (Sin/Ct/Adnkronos) 24-OTT-07 16:46

Pare che nel capitolo successivo la moglie di Mele dichiari:
"Mio marito pagherebbe per fare sesso. Pensate che per permettersi una squillo d'alto bordo e una notte nella suite 'Biancaneve' di un costosissimo hotel, è arrivato persino a rischiare la pensione da deputato. Pensi, come avremmo fatto per soppalcare la stanza dei piccoli?"

Ad ogni modo, il belloccio pidiino si dimostra ancora una volta il più avanti di tutti. 
Trent'anni fa già vestiva i panni dell'odierno bamboccione
... 

thanks to Flaminia Diugo per la segnalazione

postato da: gertdp alle ore 17:51 | link | commenti (7)
categorie: politica e dintorni, to be or not to be, dietrologie
lunedì, 22 ottobre 2007

Week end trascorso come non avrei voluto. Ospiti (non indesiderati, ma sinceramente poco digeribili in questa particolare fase personale di scazzo costante). Tempo trascorso con Topi ristretto al minimo e una settimana di lavoro alle porte.

Condutture e doccia che ormai da troppe settimane fanno le bizze e una sferzata di freddo tanto sperata quanto mal accettata. Dopotutto, si sa: a chiedere la pioggia spesso si finisce con il ricevere l'uragano.

Lascio la barba incolta di quattro giorni e mi avviluppo nelle pashime. Oggi ho preferito il rosso amaranto che Stevecemento ritiene essere oggetto di ostentazione ideologico-politica, in linea con la presidenza del Palazzo e con «'sti comunisti che c'hanno sempre freddo».
Forse l'ho scelto in cerca di un colpo di reni, una spinta d'orgoglio che mi faccia rinvenire da questo trans a metà tra l'ipotermia e il delirio psicotico; forse l'ho scelto solo perchè venerdì sera ascoltanto Celtika Patchanka dei Modena City Ramblers ho sentito un brivido scorrere lungo la schiena, come non mi capitava da tempo.

Nota positiva, la seconda puntata di Dexter conferma la piacevole sensazione provata alla prima. Non nego che il ruolo di "killer dei serial killer" non mi piace affatto, non ho mai creduto nell'occhio per occhio e dente per dente - strictu sensu - ma c'è un evidente elemento quacchero-calvinista dietro la personalità e la scellerata azione vendicatrice di Dexter che non può non attrarmi. Inoltre, pensare a questo serial (killer) americano prodotto nella realtà conservatrice post 11 settembre, della vendetta (assolutamente) giusta, mi fa ridere di gusto.
In netta controtendenza, infatti, Dexter condanna a morte e vendica non per senso di giustizia (nonostante quanto gli sceneggiatori cercano disperatamente di trasmettere attraverso i flash back), non per spinte etico-morali, non per piacere, ma per pura necessità. Il tutto nella città del vizio per antonomasia: Miami. Così da farmi rituffare, in qualche modo, in quelle scene di violenza e lotta indiscriminata al crimine che hanno caratterizzato gli '80s dell'importazione televisiva e cinematografica italiana.

Ulteriore nota positiva che mi sovviene rileggendo il post: oltre al tuffo nel passato con Sonny Crockett e Rico Tubbs , Dexter mi fa pensare anche al lucido, entusiasmante, tangibile cinismo di Nip & Tuck.

mercoledì, 17 ottobre 2007

Un uomo, un mito

VATICANO: CLOCHARD NUDO SI ARRAMPICA SU BASILICA E FA SUONARE CAMPANA =
HA SVEGLIATO IL PAPA ALLE 5 DEL MATTINO

Citta' del Vaticano, 17 ott. - (Adnkronos) - Il Papa e' stato svegliato questa mattina dai rintocchi improvvisi delle campane. Un clochard infatti, approfittando delle impalcature che sono state erette per i restauri, si e' arrampicato intorno alle cinque del mattino sull'Arco delle campane dove in qualche modo e' riuscito a muovere il batacchio di una delle campane della Basilica di San Pietro. Il clochard e' di nazionalita' francese e per altro ha messo in atto la sua performance completamente nudo e ubriaco.

Naturalmente e' intervenuta la Gendarmeria vaticana che a sua volta lo ha messo nelle mani delle autorita' italiane. Quindi il senza fissa dimora e' stato sottoposto a un trattamento sanitario.
(Fpe/Pn/Adnkronos) 17-OTT-07 15:43

all'autore o autrice di questa agenzia,
sappi che per l'uso fatto del termine batacchio hai tutta la mia stima!

postato da: gertdp alle ore 16:11 | link | commenti (5)
categorie: to be or not to be, dietrologie
martedì, 16 ottobre 2007

Tempi moderni

Avevo letto da qualche parte che troppe ore davanti al computer possono comportare danni irriperabili, ma sinceramente non credevo fino a questo punto. Per Cavallopazzo, Fraga, Thaisy, Flaminia Diugo, Gina di pongo, Stevecemento e tutti quelli che sprecano (o investono) il loro tempo incollati ad una tastiera.

postato da: gertdp alle ore 13:15 | link | commenti (5)
categorie: to be or not to be
venerdì, 12 ottobre 2007

Nobel: per tutti non solo per molti

Qualche dubbio mi venne già nel 1994, quando il nobel della pace andò a tre personaggi che in un modo o nell'altro contribuirono ampiamente allo spargimento di sangue; contributo che ancora oggi si vede riconoscere un certo risultato giornaliero. I tre, ben noti, erano Yasser Arafat, Shimo Peres, Ytzhak Rabin.
Ovviamente fu anche grazie al loro impegno se per qualche anno (circa 3) l'Intifada e i bombardamenti israeliani cessarono. Ma credo fermamente che non basti potersi dire padri della pace "semplicemente" avendo fatto marcia in dietro dopo aver tocato il fondo.

Un altro dubbio, sopraggiunse quando, studiando storia delle relazioni internazionali, mi focalizzai sulla guerra del Vietnam, imbattendomi in altri due nobel per la pace (1973): Henry A. Kissinger e Le Duc Tho. Se sul secondo avete qualche lacuna, sul primo credo possiate convenire che è ben difficile poter considerare simbolo umano della pace un soggetto che ha fatto delle postille di un contratto diplomatico una vera e propria arma globale...insomma, la morte non deve necessariamente sopraggiungere per colpi inferti con armi o eserciti.

Mi chiedo a questo punto cosa sarebbe accaduto se nel 1943 Mussolini avesse firmato egli stesso l'armistizio, convincendo magari Hitler a mollare la presa e fare dietrofront. Avremmo potuto leggere oggi  i loro nomi sul sito del premio Nobel?
E se George W. dovesse decidere di lanciare domani un appello a Bin Laden: "Bin, fratello mio, dimmi qual'è il problema e risolviamolo insieme, così finalmente porremo fine a questa inutile e sanguinosa diatriba che vede due immaginari religiosi e non due civiltà, non due culture, non due popoli affrontarsi da decenni", cosa accadrebbe? Potremmo davvero offrirgli il prossimo premio Nobel per la pace?

Io alle redenzioni non ho mai creduto, forse è questo il motivo per cui ho "abbandonato la fede" come dice qualcuno, figuratevi se sono favorevole a premiare queste pseudo redenzioni con uno dei più prestigiosi premi internazionali.

postato da: gertdp alle ore 18:21 | link | commenti (1)
categorie: to be or not to be, dietrologie
giovedì, 11 ottobre 2007

Bindi - Letta
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Pausa pranzo nei sotterranei del Palazzo. Io, Flaminia Diugo e Stevecemento, rispettivamente insalata di mare e fichi d'India; scamorza al forno con crudo e contorno di piselli; pasta e fagioli, scamorza con crudo e fichi d'India.

Tra una considerazione cinica e l'altra sui colleghi moribondi, fuoriesce quello che da mesi sembra essere il vero leit motiv della realtà politica italiana: il Pd, nella sua versione (de)generativa: le primarie...

Flaminia, nonostante sia addentro al sistema e alle logiche riveste il ruolo dell'individuo incerto, rappresenta l'elettore medio non politicizzato ma politicizzabile. Il soggetto X che ride con Grillo ma voterebbe, qualora il caso lo richiedesse pur di non disperdere il voto, anche Cutrufo. E' l'immagine dell'ago della bilancia nelle competizioni elettorali, quello che ogni spin doctor, ogni consulente, ogni candidato vorrebbe spingere verso la propria direzione...in poche parole, politicamente parlando, è oro.
Io e Stevecemento, per quanto convinti che il Pd non sarà diverso dalle altre macchine-partito sappiamo chi votare. Restiamo su due posizioni profondamente antiveltroniane ma sostanzialmente realiste: Letta per me, Bindi per lui.

Si innesca così il gioco della campagna elettorale. Flaminia chiede di convincerla a votare per l'una o per l'altro, la parola va per prima a Steve.
Un discorso pulito, lineare, chiaro. La Bindi ha davvero sparato bordate degne di nota contro lo stucchevole Uolter. Ha saputo dimostrare indipendenza nei confronti del Vaticano pur senza rinnegare strumentalmente le sue radici cattoliche. Infine, ha dimostrato di avere la capacità di tener testa all'establishment.
Tocca a me. Sguardo basso e farfugliare sconnesso, rincorro argomenti retorici. Letta non brilla per coraggio, quanto meno non l'ha dimostrato. Certamente dalla sua ha la professionalità che mi rende fiducioso. Dimostra, inoltre, le capacità e la forza di una vera eminenza grigia, che se da un lato non è considerabile come un complimento per chi promette di innovare la politica italiana, dall'altro, a detta del sottoscritto, è un elemento fondamentale, che corrisponde da solo al 60% del set di strumenti che servirà per gestire il Leviatano Pd.

Saliamo in ascensore, caffèì nella buvette e poi nel cortile. Dopo la constatazione della capacità anatomica di grandissima parte dei giornalisti, che pur di non salutarti conseguono scatti fulminei della testa con evidente deterioramento delle capacità neuronali e intellettive, visti i risultati. Flaminia Diugo, scioglie le riserve: il verdetto è Bindi,.
Stevecemento è stato davvero bravo argomentando e facendo leva innanzi tutto sulla sua convinzione personale. Io rifletto su Letta e forse, penso, la mia empasse argomentativa è stata frutto di una mancante, o quanto meno inadeguata, convinzione.

Però, èffettivamente è soddisfacente potersi mettere in dubbio ogni tanto.

postato da: gertdp alle ore 16:34 | link | commenti (4)
categorie: politica e dintorni, to be or not to be, dietrologie