relax...just do it
Week end trascorso con il sole in casa, corsa mattutina per il centro a schivare turisti e centurioni, impegno gastronomico continuo, relax e coccole radicali, alcuni capitoli di Con gli occhi dell'islam, tre puntate di Californication scaricate e, sorpresa, la cartella di posta senza nuove mail!
Cosa si vuole di più dalla vita? Un lucano o, come nel mio caso, una lucana...la Lucana.
Partito con penne rigate alle zucchine e salsiccia con crema di latte, ho deciso di proseguire con un sugo al ragù lasciato bollire più di due ore a fuoco lento per la lasagna del giorno dopo. Purtroppo, per un errore madornale, la lasagna è stata a forte rischio di smottamenti per la sua intera durata ma il tridente d'attacco scamorza-reggiano-taleggio ha saputo reggere il colpo.
Importantissimo passo avanti: ho imparato finalmente a fare la besciamella, per quanto non ne vada matto.
La serata si è poi conclusa con abbondante porzione di riso basmati affiancato da uno spezzatino di pollo, macinato di manzo, macinato di maiale e zucchine (sì, ancora le amatissime zucchine di Cavallopazzo) in salsa al curry.
Si ringrazia il padre di Nicflower per l'innaffiata di aglianico casareccio che ha accompagnato i pasti per l'intero week end.
«Ma certo è che se si parla di famiglia io penso a un uomo e una donna che si sposano e fanno figli. Scegliendo la vita».
Da Il Foglio, 27/03/08, intervista a Marianna Madia, capolista Pd
Ci sono dichiarazioni che possono anche essere passate sotto silenzio e ci sono opinioni che a volte turandosi il naso si possono concedere per questioni intrinseche, per la percezione di una prospettiva potenziale, nebulosa ma comunque certa.
Poi, ci sono affermazioni che la coscienza non può in alcun modo accettare. Sarà per le ultime strofe ascoltate nell'mp3 «E’ necessario che io sia coerente con me stesso/per dare il peso giusto e un senso a tutto il resto/ed è importante che non faccia cose in cui non credo/per non confondermi e dover tornare indietro...» (Tiromancino, E' necessario); sarà che da tanto tempo la coscienza e la coerenza latitano, non so, ma quell'intervista letta di rimbalzo dall'articolo di Maria Laura Rodotà, "Delusione in rosa, allora meglio puntare sugli uomini" (Corriere della Sera, 28/03/08, pag. 11) si stagliano come una crepa su un soffitto affrescato, spaccano l'immagine, sgranano i particolari e i contorni del panorama, dirottano l'attenzione dello spettatore dall'affresco alla falda, concentrando su di essa tutti gli sguardi.
A ciascuno è dato di pensare alla famiglia e alla vita come meglio crede, al numero di genitori e al loro sesso, al modo di avere figli o di non averne. Quello che però è inaccettabile, al di là dei confini culturali, politici, ideologici o programmatici, al di là del contenuto di tutta l'intervista, è che una ventenne nel 2008 che anela a diventare classe dirigente del Paese dimostri una concezione così astrusa della realtà italiana, ancora fondata sul mito della famigliola Mulino bianco, addirittura superata, nel frattempo, dalle fiction disseminate qua e là da Mediaset e Rai.
Madia: già fortemente criticata dopo l'intervista di Un caffè con..., andata in onda su Sky all'indomani dell'exploi veltroniano, conferma così le sue doti, o troppo nascoste o troppo scarse. Se poteva andare bene per le elezioni del 2006, per queste è decisamente sbagliata.
«Sottilissima astrazione trasparente sonnecchiava infastidita
la coscienza paludosa dell'eterna ambiguità
e sui raduni ovali scorrono confusioni per non fare
è vietato voltarsi indietro e ricordare»
Raduni Ovali, Max Gazzè
andare a lavoro passeggiando per Roma
può essere deletereo...
Sorpresa pasquale...?
"Tu che sei addentro, che si dice nei corridoi?" La domanda, reiteratami durante le ultime 48 ore, mi ha sistematicamente trovato impreparato, la disillusione e le aspettative disattese dei miei interlocutori si sono lentamente appalesate sui loro volti, convinti chissà perchè, che "nei corridoi" si conosca già il futuro, almeno quello imminente.
Devo dire che mi è dispiaciuto non saper rispondere, e ancor di più ho sofferto l'intolleranza provata nei confronti di queste domande e delle discussioni sulla politica che hanno farcito il pranzo del lunedì di pasquetta.
Il pensiero è subito giunto a quella cena di qualche sabato fa, quando con Francois De Gall abbiamo assistito allibiti ad una discussione su politica e varie che ricalcava fedelmente gli strepiti e le opinioni, le frasi fatte e la retorica adolescenziale propinataci ogni giorno da sora tv.
Eppure, si trattava di soggetti d'estrazione socioculturale medio-alta, individui cresciuti con il mito del Pci dissoltosi in una miriade partitica, con il Pippo Kennedy Show e con Paolo Rossi, con gli scioperi di solidarietà nei confronti della classe operaia nella seconda metà degli anni '90, con licei e lauree alle spalle...insomma, la generazione dei trentenni Precari - con la P maiuscola - che Ozpetek, Muccino e Virzì non hanno ancora saputo rappresentare nella finzione cinematografica...una generazione che dovrebbe fregiarsi del vacuum di ideali, valori e opinioni chiare e nette e non correre a riempirlo con le idee preconfezionate e offerte dai vari talk show dell'italietta postberlusconiana, post prodiana e, diciamocela tutta, già postveltroniana.
Dal canto mio, alla fin fine resto soddisfatto di non saper dire cosa accadrà di preciso, forse significa che la politica, quella giocata, dopo tanti anni di delusioni, dopo tanta malizia accumulata, può ancora offrirmi qualche scossone emotivo...come in quel lontano, lontanissimo 1996...
Quel non so che...
Prendetela come volete, ma andare a zonzo in questi corridoi con il passo indolente e i piedi pesanti a strusciare il tappeto di moquette rosso amaranto; le braccia dietro la schiena - o a tergo come direbbe la Ginadipongo - con le dita annodate sui lombari; lo sguardo furtivo che sbircia da sopra la montatura degli occhiali; e ancora, i quadri ad olio, i tavolini tarlati di legno dorato, l'olezzo di lucido per mobili e dopobarba dozzinali, è qualcosa di appagante, rilassante, direi quasi una condizione di estasi mistica...surrealismo allo stato puro...
dell'empatia
em|pa|tì|a
s.f.
1 TS filos., in estetica: proiezione delle proprie emozioni su un oggetto per identificarsi con esso
2 TS psic., capacità di identificarsi con gli stati d’animo di una persona
fonte: De Mauro
Estraneo a questa 'capacità' non direi, sicuramente però refrattario, e profondamente in difficoltà a provarla...ecco questo sì!
In genere, però, quando qualcuno si apre o decide di comunicarmi un problema, una questione più o meno delicata, o un semplice ostacolo mi stupisce che si aspetti da me una "consulenza empatica". Non c'è cinismo, non è menefreghismo ma soltanto pragmatismo, concretezza e un pizzico di freddezza, tutto qua.
Ovviamente, anche il sottoscritto è capace di sottrarsi alla lucidità della logica e tuffarsi nelle braccia dello sconforto solidaristico e collettivo, quello di chi si straccia le vesti per partito preso o perchè è "bello", "umano", magari pure "di sinistra", etc.
Io, le vesti me le tengo addosso, ben stirate, e ci tengo che anche gli altri - soprattutto le persone a me care - si preservino dalla "sindrome della Maddalena", guardino alla realtà senza perdere di vista le proprie emozioni e i propri sentimenti, ovviamente, ma sicuramente senza stare a guardare ai miei.
Soluzioni precipue, speculari all'ondata anoressica non ci sono, perchè il problema non è questo e come diceva Duchamp "non c'è soluzione perchè non c'è problema".
Polemiche in Cinemascope/3
Bene, come empirismo vuole, dopo il successo delle querelle sulle recensioni di Flaminiadiugo, posto un altra sua "critica" cinematografica. Dopo tutto, si sa, che a noi esseri umani piace il conflitto, lo scontro e la competizione; se poi queste possono avere il carattere della dialettica costruttiva, della libera circolazione di idee e opinioni allora ben vengano post, commenti, segnali di fumo o messaggi in morse.
Di seguito, lo so che ultimamente questo blog sta vivendo di rendita flaminiesca c'è la recensione de Il Petroliere.
Aiuto, tremate, le scimmie son tornate! Avviso per Thaisy: sono la critica cinematografica fallita, per cui, non leggere il mio prossimo post perché non sopporterei di vivere avendoti fatto perdere dell’altro tempo (scherzo, sto scherzando Thaisy ;)). Dunque, seguo il consiglio del buon professore e proverò a dire la mia sul film Il Petroliere (ma perché in Italia hanno il vizio di cambiare i titoli originali dei film?) provando ad essere meno impietosa…
Dunque, innanzitutto, non è senz’altro un film inutile ed irritante. E questo è già molto. Ma c’è un MA grande come una casa, perdonatemi se sono nella fase dei MA “ma” la campagna elettorale pesa sul mio stato mentale e sto pensando seriamente di seguire il consiglio di Thaisy e andare in Alaska… ;).
Se avete visto Il Gigante (titolo originale Giant, evviva IDDIO) capolavoro di George Stevens del 1956 (tratto dal romanzo di Edna Ferber, di cui vi consiglio la lettura) e Gangs of New York, altro capolavoro di quel genio di Martin Scorsese, due film “utili” che han fatto la storia della cinematografia mondiale, prendete i due film shakerateli, mixateli e… risparmiatevi la visione de Il Petroliere, perché sarete colti dalla forte sensazione di aver già visto e sentito tutto quello che c’era da vedere e sentire. Il Gigante raccontava di una famiglia, avidità, religione e petrolio, ambientata nel Texas nei primi del Novecento. Il Petroliere racconta di una famiglia (stavolta ridotta all’osso, padre e figlio) avidità, religione e petrolio, nel Texas dei primi del Novecento….
C’è un irritante (ops, ci sono ricaduta, accidenti alla campagna elettorale) Daniel Day Lewis, indimenticabile ne Il mio piede sinistro (sapevate che Daniel, che non ho mai perdonato per aver abbandonato la propria compagna incinta a mezzo fax, all’epoca de Il mio piede sinistro, firmava gli autografi con, appunto, il suo piede sinistro???? Quando si dice, metodo Stanislawskji!!!!) che ci ripropone il personaggio di Bill “il Macellaio” Cutting, con l’aggiunta che alle gocce di sangue ora si aggiungono quelle di petrolio) ed il tema della famiglia, avidità, religione e petrolio, satana, il diavolo ed il peccato….. Insomma, Il Petroliere è un terribile deejavu, ma c’è una ragione per la quale il film va visto: la maestrale interpretazione del figlio del petroliere. Quella si che sarebbe valsa un Oscar.