Gert Dal Pozzo

Chi sono

Blogger: gertdp
Nome: Gert Dal Pozzo
Chi sono? Difficile dirlo per uno che si firma con il nome di un personaggio senza nome (frutto della strabiliante creatività di Luther Blisset, oggi Wu Ming). Un fuggitivo che acquista, scambia e abbandona identità senza sosta. Gert Dal Pozzo è una di queste, quella che per il sottoscritto è la più pregna di analogie con la propria vita. Ma se qualcuno non se la sente di scrivere a Gert allora ci saranno Edmonde Dantés, il Capitano Alatriste, Nessuno e tanti altri che potranno comunque farne le veci. In definitiva chi sono? Bah, quello che scrivo, quello che non cancello, quello che leggerete e quello che vorrete pensare.

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lunedì, 31 marzo 2008

relax...just do it

Week end trascorso con il sole in casa, corsa mattutina per il centro a schivare turisti e centurioni, impegno gastronomico continuo, relax e coccole radicali, alcuni capitoli di Con gli occhi dell'islam, tre puntate di Californication scaricate e, sorpresa, la cartella di posta senza nuove mail!
Cosa si vuole di più dalla vita? Un lucano o, come nel mio caso, una lucana...la Lucana.

Partito con penne rigate alle zucchine e salsiccia con crema di latte, ho deciso di proseguire con un sugo al ragù lasciato bollire più di due ore a fuoco lento per la lasagna del giorno dopo. Purtroppo, per un errore madornale, la lasagna è stata a forte rischio di smottamenti per la sua intera durata ma il tridente d'attacco scamorza-reggiano-taleggio ha saputo reggere il colpo.

Importantissimo passo avanti: ho imparato finalmente a fare la besciamella, per quanto non ne vada matto.

La serata si è poi conclusa con abbondante porzione di riso basmati affiancato da uno spezzatino di pollo, macinato di manzo, macinato di maiale e zucchine (sì, ancora le amatissime zucchine di Cavallopazzo) in salsa al curry.

Si ringrazia il padre di Nicflower per l'innaffiata di aglianico casareccio che ha accompagnato i pasti per l'intero week end.

postato da: gertdp alle ore 12:45 | link | commenti (5)
categorie: letture, lumiere, to be or not to be
venerdì, 28 marzo 2008

«Ma certo è che se si parla di famiglia io penso a un uomo e una donna che si sposano e fanno figli. Scegliendo la vita».

Da Il Foglio, 27/03/08, intervista a Marianna Madia, capolista Pd

Ci sono dichiarazioni che possono anche essere passate sotto silenzio e ci sono opinioni che a volte turandosi il naso si possono concedere per questioni intrinseche, per la percezione di una prospettiva potenziale, nebulosa ma comunque certa.

Poi, ci sono affermazioni che la coscienza non può in alcun modo accettare. Sarà per le ultime strofe ascoltate nell'mp3 «E’ necessario che io sia coerente con me stesso/per dare il peso giusto e un senso a tutto il resto/ed è importante che non faccia cose in cui non credo/per non confondermi e dover tornare indietro...» (Tiromancino, E' necessario); sarà che da tanto tempo la coscienza e la coerenza latitano, non so, ma quell'intervista letta di rimbalzo dall'articolo di Maria Laura Rodotà, "Delusione in rosa, allora meglio puntare sugli uomini" (Corriere della Sera, 28/03/08, pag. 11) si stagliano come una crepa su un soffitto affrescato, spaccano l'immagine, sgranano i particolari e i contorni del panorama, dirottano l'attenzione dello spettatore dall'affresco alla falda, concentrando su di essa tutti gli sguardi.

A ciascuno è dato di pensare alla famiglia e alla vita come meglio crede, al numero di genitori e al loro sesso, al modo di avere figli o di non averne. Quello che però è inaccettabile, al di là dei confini culturali, politici, ideologici o programmatici, al di là del contenuto di tutta l'intervista, è che una ventenne nel 2008 che anela a diventare classe dirigente del Paese dimostri una concezione così astrusa della realtà italiana, ancora fondata sul mito della famigliola Mulino bianco, addirittura superata, nel frattempo, dalle fiction disseminate qua e là da Mediaset e Rai.

Madia: già fortemente criticata dopo l'intervista di Un caffè con..., andata in onda su Sky all'indomani dell'exploi veltroniano, conferma così le sue doti, o troppo nascoste o troppo scarse. Se poteva andare bene per le elezioni del 2006, per queste è decisamente sbagliata.

postato da: gertdp alle ore 13:26 | link | commenti (2)
categorie: politica e dintorni, to be or not to be, dietrologie
giovedì, 27 marzo 2008

«Sottilissima astrazione trasparente sonnecchiava infastidita
la coscienza paludosa dell'eterna ambiguità
e sui raduni ovali scorrono confusioni per non fare
è vietato voltarsi indietro e ricordare»

Raduni Ovali, Max Gazzè

andare a lavoro passeggiando per Roma
può essere deletereo...

postato da: gertdp alle ore 11:45 | link | commenti (1)
categorie: to be or not to be, dietrologie
martedì, 25 marzo 2008

Sorpresa pasquale...?

"Tu che sei addentro, che si dice nei corridoi?" La domanda, reiteratami durante le ultime 48 ore, mi ha sistematicamente trovato impreparato, la disillusione e le aspettative disattese dei miei interlocutori si sono lentamente appalesate sui loro volti, convinti chissà perchè, che "nei corridoi" si conosca già il futuro, almeno quello imminente.

Devo dire che mi è dispiaciuto non saper rispondere, e ancor di più ho sofferto l'intolleranza provata nei confronti di queste domande e delle discussioni sulla politica che hanno farcito il pranzo del lunedì di pasquetta. 
Il pensiero è subito giunto a quella cena di qualche sabato fa, quando con Francois De Gall abbiamo assistito allibiti ad una discussione su politica e varie che ricalcava fedelmente gli strepiti e le opinioni, le frasi fatte e la retorica adolescenziale propinataci ogni giorno da sora tv.

Eppure, si trattava di soggetti d'estrazione socioculturale medio-alta, individui cresciuti con il mito del Pci dissoltosi in una miriade partitica, con il Pippo Kennedy Show e con Paolo Rossi, con gli scioperi di solidarietà nei confronti della classe operaia nella seconda metà degli anni '90, con licei e lauree alle spalle...insomma, la generazione dei trentenni Precari - con la P maiuscola - che Ozpetek, Muccino e Virzì non hanno ancora saputo rappresentare nella finzione cinematografica...una generazione che dovrebbe fregiarsi del vacuum di ideali, valori e opinioni chiare e nette e non correre a riempirlo con le idee preconfezionate e offerte dai vari talk show dell'italietta postberlusconiana, post prodiana e, diciamocela tutta, già postveltroniana.

Dal canto mio, alla fin fine resto soddisfatto di non saper dire cosa accadrà di preciso, forse significa che la politica, quella giocata, dopo tanti anni di delusioni, dopo tanta malizia accumulata, può ancora offrirmi qualche scossone emotivo...come in quel lontano, lontanissimo 1996...

postato da: gertdp alle ore 13:09 | link | commenti
categorie: politica e dintorni, to be or not to be
venerdì, 14 marzo 2008

Quel non so che...

Prendetela come volete, ma andare a zonzo in questi corridoi con il passo indolente e i piedi pesanti a strusciare il tappeto di moquette rosso amaranto; le braccia dietro la schiena - o a tergo come direbbe la Ginadipongo - con le dita annodate sui lombari; lo sguardo furtivo che sbircia da sopra la montatura degli occhiali; e ancora, i quadri ad olio, i tavolini tarlati di legno dorato, l'olezzo di lucido per mobili e dopobarba dozzinali, è qualcosa di appagante, rilassante, direi quasi una condizione di estasi mistica...surrealismo allo stato puro...

postato da: gertdp alle ore 17:35 | link | commenti (7)
categorie: to be or not to be, dietrologie
giovedì, 13 marzo 2008

dell'empatia

em|pa||a
s.f.
1 TS filos., in estetica: proiezione delle proprie emozioni su un oggetto per identificarsi con esso
2 TS psic., capacità di identificarsi con gli stati d’animo di una persona

fonte: De Mauro

Estraneo a questa 'capacità' non direi, sicuramente però refrattario, e profondamente in difficoltà a provarla...ecco questo sì!
In genere, però, quando qualcuno si apre o decide di comunicarmi un problema, una questione più o meno delicata, o un semplice ostacolo mi stupisce che si aspetti da me una "consulenza empatica". Non c'è cinismo, non è menefreghismo ma soltanto pragmatismo, concretezza e un pizzico di freddezza, tutto qua.

Ovviamente, anche il sottoscritto è capace di sottrarsi alla lucidità della logica e tuffarsi nelle braccia dello sconforto solidaristico e collettivo, quello di chi si straccia le vesti per partito preso o perchè è "bello", "umano", magari pure "di sinistra", etc.

Io, le vesti me le tengo addosso, ben stirate, e ci tengo che anche gli altri - soprattutto le persone a me care - si preservino dalla "sindrome della Maddalena", guardino alla realtà senza perdere di vista le proprie emozioni e i propri sentimenti, ovviamente, ma sicuramente senza stare a guardare ai miei.

postato da: gertdp alle ore 17:45 | link | commenti (2)
categorie:
lunedì, 03 marzo 2008

Pazzo, pazzo mondo
ANORESSIA. DECUPLICATI CASI TRA MASCHI, COLPITI IN 200MILA
PERCENTUALE RADDOPPIA TRA 13 E 17 ANNI, 5 ANNI FA ERANO L'1%
(DIRE) Roma, 3 mar. - L'anoressia colpisce anche i maschi, oggi sempre piu' attenti alla cura, a volte maniacale, del proprio corpo. È quanto e' emerso nel corso dalla presentazione del primo progetto nazionale sull'anoressia e i disturbi del comportamento alimentare, presentato questa mattina dal Pogas e dal ministero della Salute. Su due milioni di persone che soffrono di anoressia e bulimia nel nostro paese, circa 200 mila persone, pari al 10%, sono infatti uomini. A rivelarlo e' Laura Dalla Ragione, coordinatrice del Centro Residenziale per i disturbi del comportamento alimentare di Todi, secondo la quale la percentuale "sale fino al 20% se si considera la fascia di eta' compresa tra 13 e 17 anni. Numeri allarmanti se si considera che solo 5 anni fa era l'1% dei maschi, secondo le stime, a risultare colpito da disturbi alimentari".
A tale proposito, aggiunge Dalla Ragione, "nei maschi il fenomeno dell'anoressia viene chiamato 'Bigoressia' e coinvolge tutta una serie di persone ossessionate dalla massa muscolare. Che vivono di anobolizzanti, mangiano pochissimo e passano la maggior parte del loro tempo in palestra". Con l'aggravante, conclude, che "si vergognano di farsi curare accettando, di fatto, la loro malattia". (Gim/ Dire) 15:39 03-03-08
Chiaro che un problema sussiste, a prescindere dallo sconfinamento di genere e dall'aumento esponenziale dell'ultimo anno.
Al di là delle colpe che, a torto o a ragione e più o meno retoricamente,  si vogliono accollare alla società, ai media e agli stilisti, passando per i calendaristi e il marketing spinto, ciò che colpisce maggiormente è la debolezza, l'instabilità e la fragilità delle fasce più giovani di questa società.
Insomma, al di là del merito, il fatto che uno stilista preferisca soggetti praticamente privi di forma/forme  e con evidenti problemi fisici e fisiologici, che per ottimizzare le vendite o quanto meno la visibilità del prodotto utilizzino sistemi di marketing aggressivi e subliminali, che tutto ciò accada attraverso media sempre più attenti alla forma che alla sostanza, non dovrebbe scandalizzare, quanto meno non nel Terzo Millennio. Piuttosto, dovrebbe far riflettere la mancanza di resistenza, o la scarsezza della stessa in quei soggetti che vengono sistematicamente bombardati da certi modelli.
Come i più cinici potrebbero sotenere non c'è dolo perchè nessuno obbliga - strictu sensu - i giovani e gli adolescenti a seguire le mode del momento. Al pari, i più smaliziati e i cosiddetti "arrabbiati", invece, invocherebbero una sorta di legge morale che viga su tutto e su tutti in difesa di chi rischia il collasso (sociale) a causa delle proprie condizioni fisiche.
Per quanto mi riguarda entrambe le posizioni appaiono opache, rigide, in affanno...in netto ritardo o comunque in anticipo sui bisogni e le aspettative, sulle esigenze e sulle (in)certezze di quel mondo che è sfuggente per antonomasia.

Soluzioni precipue, speculari all'ondata anoressica non ci sono, perchè il problema non è questo e come diceva Duchamp "non c'è soluzione perchè non c'è problema".

Ciò che invece va affrontata è la quasi assoluta mancanza di forza, di resistenza all'urto della Vita, di questi ragazzi perchè fondamentalmente è questa la ragione dei sassi dai cavalcavia, della violenza di gruppo, dei video semi-snuff girati in aule o in garage dismessi, dei tracolli nervosi, dei suicidi, della decadenza poco romantica ma più che concreta del Bel Paese, nonché della ragazzina in gita che indicando Montecitorio spiegava ai suoi amici che "questo è Palazzo Chigi, lì invece al suo fianco c'è Palazzo Madama, sede del Parlamento e del Ministero degli Affari Esteri"...
postato da: gertdp alle ore 19:18 | link | commenti (1)
categorie: to be or not to be, dietrologie

Polemiche in Cinemascope/3

Bene, come empirismo vuole, dopo il successo delle querelle sulle recensioni di Flaminiadiugo, posto un altra sua "critica" cinematografica. Dopo tutto, si sa, che a noi esseri umani piace il conflitto, lo scontro e la competizione; se poi queste possono avere il carattere della dialettica costruttiva, della libera circolazione di idee e opinioni allora ben vengano post, commenti, segnali di fumo o messaggi in morse.
Di seguito, lo so che ultimamente questo blog sta vivendo di rendita flaminiesca c'è la recensione de Il Petroliere.

Aiuto, tremate, le scimmie son tornate! Avviso per Thaisy: sono la critica cinematografica fallita, per cui, non leggere il mio prossimo post perché non sopporterei di vivere avendoti fatto perdere dell’altro tempo (scherzo, sto scherzando Thaisy ;)). Dunque, seguo il consiglio del buon professore e proverò a dire la mia sul film Il Petroliere (ma perché in Italia hanno il vizio di cambiare i titoli originali dei film?) provando ad essere meno impietosa…
Dunque, innanzitutto, non è senz’altro un film inutile ed irritante. E questo è già molto. Ma c’è un MA grande come una casa, perdonatemi se sono nella fase dei MA “ma” la campagna elettorale pesa sul mio stato mentale e sto pensando seriamente di seguire il consiglio di Thaisy e andare in Alaska… ;).
Se avete  visto Il Gigante (titolo originale Giant, evviva IDDIO) capolavoro di George Stevens del 1956 (tratto dal romanzo di Edna Ferber, di cui vi consiglio la lettura) e Gangs of New York, altro capolavoro di quel genio di Martin Scorsese, due film “utili” che han fatto la storia della cinematografia mondiale, prendete i due film shakerateli, mixateli e… risparmiatevi la visione de Il Petroliere, perché sarete colti dalla forte sensazione di aver già visto e sentito tutto quello che c’era da vedere e sentire. Il Gigante raccontava di una famiglia, avidità, religione e petrolio, ambientata nel Texas nei primi del Novecento. Il Petroliere racconta di una famiglia (stavolta ridotta all’osso, padre e figlio) avidità, religione e petrolio, nel Texas dei primi del Novecento….
C’è un irritante (ops, ci sono ricaduta, accidenti alla campagna elettorale) Daniel Day Lewis, indimenticabile ne Il mio piede sinistro (sapevate che Daniel, che non ho mai perdonato per aver abbandonato la propria compagna incinta a mezzo fax, all’epoca de Il mio piede sinistro, firmava gli autografi con, appunto, il suo piede sinistro???? Quando si dice, metodo Stanislawskji!!!!) che ci ripropone il personaggio di Bill “il Macellaio” Cutting, con l’aggiunta che alle gocce di sangue ora si aggiungono quelle di petrolio) ed il tema della famiglia, avidità, religione e petrolio, satana, il diavolo ed il peccato….. Insomma, Il Petroliere è un terribile deejavu, ma c’è una ragione per la quale il film va visto: la maestrale interpretazione del figlio del petroliere. Quella si che sarebbe valsa un Oscar.

postato da: gertdp alle ore 14:47 | link | commenti (5)
categorie: lumiere, to be or not to be, dietrologie