Guruismi e affinità cerebrolese
La parabola concettuale dell'ultimo repulisti post elettorale mi ha finalmente dato uno spunto per postare, ovvero, di sintetizzare il processo di transizione dall'inimicizia modello franco-prussiana al volemosebene di sordiana memoria.
Prima settimana - fase della negazione repulsiva
E' una cosa assurda, non ci posso credere! Ma come si fa?
Io non ci sto (cit. Scalfaro), è una cosa indegna (cit. Berlusconi), se così deve essere meglio fuori che dentro dico io (cit. Shrek)!
Guarda se potessi prenderei il tuo posto...
Seconda settimana - fase propositivo-vendicativa
Chiunque verrà al posto tuo dovrà patire le pene dell'inferno
Voglio proprio vedere chi sarà il nuovo, già mi immagino il solito spocchioso
Terza settimana - fase diffamatoria
Ma hai visto come si comporta? E' inaccettabile e poi viene sempre tardi a lavoro
Guarda io gli do si e no un mese di vita...quello ci muore qui dentro
Ma dai, si vede che non capisce un cazzo...lui
Quarta settimana - fase dello sdoppiamento di personalità, detta anche diffamatoria/conciliante
Ufficialmente: Si certo quando vuoi, io sono sempre pronta per un aperitivo
Ufficiosamente: Non sai cosa ha fatto ieri. Prima è arrivato in ritardo, poi è sparito per ore
Ufficialmente: Che ne dici di andare a prenderci un caffè?
Ufficiosamente: E poi guarda, si vede che è una persona infida, ha un modo di fare che proprio non mi piace...
Quinta settimana - fase del senonlipuoisconfiggereallorafatteliamici
Si, infatti, sono d'accordissimo con te. Hai pienamente ragione
No, lui non è un giornalista, figuriamoci. Ma lo senti come parla?
come odio il bipartesanesimo di nuova generazione!
Arrivo in ritardo, avrei dovuto postare ieri mattina, ma ho passato una domencia cinematograficamente troppo impegnativa, cominciando con La Grande Guerra, proseguendo con la prima mezz'ora di Le vite degli altri, per poi passare a Gomorra e finire con la prima parte di Radio America.
Insomma, tra Gassman, Sordi, Kevin Clain, Maryl Streep, Ulrich Mühe e Servillo, ho dimenticato l'impegno preso con le Francais nella notte di sabato: un post doppio, sul mio e sul suo blog di un colloquio surreale...
Gert: "Il potere, sai cos'è il potere...immagina un lavoro come il mio 20 anni fa. Avrei potuto fare quello che mi pareva, senza alcun problema".
le Français: "Già, diciamo anche solo prima del 1992. Altri tempi. Il mio lavoro, ad esempio, neanche sarebbe esistito".
Gert: "Si, vabbè. Si sarebbe fatto in qualche altro modo, ti pare?!"
le Français: "Si lo so, ma diciamo che il vero e proprio marketing politico l'ha inventato Silvio nel 1994...anche se, in realtà, il primo a farlo è stato un altro. Lui, il grande genio politico degli ultimi '50 in Italia."
Gert: "Beh, sì...D'Alema...!"
le Français: "No, Craxi...!"
Gert: "Vabbè, la stessa cosa...!"
Risate che eccheggiano tra le baracche chiuse del mercato, abbraccio fraterno e reciproco scambio di gesti d'affetto e stima...insomma l'usuale panegirico di mam't' rashc', quanto mi vuoi bene, che bambini...
Se vivessi in una sit com sarebbe qualcosa di molto Sex and the city ma al tempo stesso anche di Ally McBeal e di Nip/Tuck (e così ho salvato anche le pari opportunità: 2 a 1 per i telefilm con protagoniste femminili).
Nessun riferimento ai contenuti sessuali, sia ben chiaro, ma una forte caratterizzazione di pessimismo e fastidio (come lo sketch di Ciro) con venature di stanchezza e noia, il tutto condito da relazioni corte fin troppo distanti e da un ambiente di lavoro che si fagocita persino le comparse sullo sfondo. Insomma, un calderone home video nel quale ribollirebbero tutte le sensazioni negative e il disappunto di questi ultimi giorni.
Come mi è già capitato di dire a qualcuno, ad un'analisi complessiva, ad uno sguardo assoluto, il risultato portato a casa è più che apprezzabile. Ma, come spesso accade con gli assoluti, andandosi ad infilare nelle feritoie, nelle crepe strette e anguste dell'Assoluto, ci si imbatte subito in una serie di punticchi relativi, di microrisultati insoddisfacenti, quasi offensivi.
Purtroppo (o per fortuna) è così, che che ne dicano Ratzinger e Fini, il relativismo porta di sovente a guardare le cose con un'attenzione spasmodica ai particolari, ai dettagli, e si sa che quando ci si ferma sui dettagli la pace civile va a farsi fottere. Inoltre, paradossalmente, più si ricevono critiche e sberleffi per questa troppo spesso 'eccessiva profondità', più ci si incaponisce nel cercare il pelo nell'uovo con una ovvia incrinatura dei rapporti sociali e, perchè no, professionali.
«Si sta, come in autunno, sugli alberi le foglie»...cita qualcuno.
Io penso: si sta, come davanti a Michelangelo, con un ginocchio rotto, il Mosè.
«Noi dovevamo ricercare lo strano e il meraviglioso, come nel mio racconto; sì, sembrava fosse quello l'unico rimedio che potevamo adottare contro la noia disgustosa del mondo; poiché era di ciò consapevole fin da quegli anni dell'infanzia e della scuola in cui non facevano che ripetersi le stesse identiche cose, non l'aveva mai nemmeno sfiorato l'idea di rinchiudersi fra quattro mura; per tale ragione aveva passato la vita intera nei viaggi, inseguendo racconti sulle strade infinite. Tuttavia, lo strano e il meraviglioso noi dovevamo cercarlo nel mondo e non dentro di noi!»
Orhan Pamuk, Il castello bianco