Stakanovismo britannico
Apc-Gb/ Uccise e cucino' l'amante, cuoco condannato all'ergastolo
Aglio...
Secondo piano di un ristorantino alle spalle del Vaticano. Tavolata tipica, mancavano solo Bobsex e Consorte. Tema della serata: cultura e gastronomia filippina DOC, con tanto di ambasciatore (caucasico e, dicono, dallo spiccato accento british).
Lei motiv della nostra tavolata il cinema, l'eterna lotta tra quello italiano ed italoamericano, che vede come massimo esperto del gruppo il buon Cavallopazzo (falled in love version) e quello americano, che trova massima espressione nel genuino Fraga. In mezzo come il fiume, o' Professo', l'esperto massimo, colui che in sé raccoglie competenze cinefile che vanno dal cinema cecoslovacco in lingua originale sottotitolato in tedesco, ai lungometraggi action-erotici di natura nipponica, passando per i b-movie italiani fino ai film surrealisti del socialismo sovietico.
Io e il resto dei convitati ascoltiamo i tre esperti, pendendo letteralmente dalle loro labbra, affascinati da questo sciorinare senza sosta, dal turbinio di emozioni che sollevano ad ogni frase, ad ogni recensione, ad ogni commento.
Con diversi bicchieri di ottimo vino bianco, dal color canarinesco e dalla densità pari a quella dell'olio di fegato di merluzzo, mentre spiluccavamo dei deliziosi pezzetti di carne di dubbia provenienza, il vate del cinema di natura italica ricorda come, in Good fellas (Quesi bravi ragazzi), di Martin Scorsese, il boss in galera tagliasse la cipolla con una lametta affinché si sciogliesse durante la cottura.
Non ho potuto resistere allo stridio che improvvisamente ha pervaso le meningi, e così, tapino e umile come l'ultimo dei carmelitani scalzi ho osato porre un dubbio al vate che, neanche a dirlo, vuoi per logica, vuoi perchè Gert non può mai essere sostenuto nelle sue affermazioni, ha subito trovato dalla sua parte l'intera tavolata, eccetto il buon Professore che non era presente in quel momento.
"Oh esimio, oh lodevole, chiedo venia per la mia presunzione, ma che io ricordi - e nonostante l'acool le funzioni mentali ancora mi assistono - non era cipolla, bensì aglio..." dichiaro sommessamente.
La cazzimma però monta, l'occasione è ghiotta e, soprattutto, l'esimio Cavallopazzo è suscettibile alle scommesse più del mitico Mandrache romanesco. Scatta la scommessona, la posta sale in pochi istanti da una pinta di birra a cinquanta euro. Il dado è tratto, l'Archeologo spacca e nessuno può crederci.
Si discute intorno al tavolo. Chi ha visto la storica pellicola sostiene che fosse cipolla, chi non l'ha vista ritiene più logico affettare la cipolla che l'aglio. Contiamo i secondi fino al ritorno del Professore che subito sentenzia con la sicumera di chi le cose le sa: "E' ovvio...è aglio!".
Il vate equino non si perde d'animo, combatte e cerca di convincere il giudice supremo, ma non c'è storia. Non è ancora convinto e chiama in lungo e in largo amici e parenti lontani. Alle 11 passate ne trova uno che possiede un vhs del film. Lo manda avanti fino alla scena in questione e...è aglio! La sentenza è definitiva, Gert bacia il capo chino di Cavallopazzo, gli ripete che gli vuole bene, il Professore guarda soddisfatto con la faccia di che pensa: "Che cazzone, lo sapevano tutti che era aglio...", poi cerca di distogliere l'attenzione dalla disfatta di un vero cinefilo che legge solo sceneggiature e ricorda i fotogrammi di tutti i film visti, richiamando alla mente l'immagine delle grosse e polpose dita di Pauli (il boss) che stringono la sottile lametta mentre affetta con precisione chirurgica quello stupendo, saporito, candido spicchio di aglio.
Mi volto verso Topi, è sorpresa ma qualcosa nel suo sguardo mi dice che se lo aspettava...
DL è stata una delle prime persone che ho conosciuto al Sant'Anna, e dire che fosse poco più di una bambina sarebbe un eufemismo.
Al di là dell'ingenuità con cui si approcciava alle cose del mondo, ciò che più cozzava con il mio modo d'essere era quell'assoluta, inamovibile, incrollabile convinzione che tutto si dovesse fare secondo le regole, sempre e comunque.
Una convinzione che spesso ha dovuto pagare ma che l'ha messa al riparo da quelle sofisticazioni pericolose e spesso distruttive alle quali siamo sottoposti costantemente.