La versione di Barney
Ho incontrato La versione di Barney, di Mordecai Richler, al termine del lontano 2000. Da qualche anno era stato tradotto e pubblicato anche in Italia. Era lì che svettava ancora sulla catasta delle novità, alla fine dei lunghi banconi della Mondadori di Forlì.
Allora, lo dico con una punta d'orgoglio, 30mila lire per un libro era un prezzo esagerato per uno squattrinato studente già vessato dall'acquisto di monogrtafie e manuali della Mulino, e troppo impegnato a investire il rimanente gruzzolo messo a disposizione dall'Arstud in alcolici e feste.
La versione di Barney, a differenza di quella che mi è stata regalata a dieci anni esatti dalla sua prima edizione, riportava in quella inizio/fine di millennio la foto di un Mordecai Richler anziano, qualcosa di molto simile a Mozart, scapigliato, in camicia ma con gli occhiali. Uno sguardo profondo ma non impenitente quanto quello del giovane Richler, che invece nell'edzione del 2007 sberleffa, annoiato, il lettore dalla copertina.
In questi anni più volte ho incrociato La versione di Barney, spesso ne ho lette le recensioni, le critiche e i paragoni sui vari settimanali d'attualità. Persino a Manchester, nella Whaterstone library di Deansgate, mi sono imbattuto in Barney Panofsky. Insomma, come direbbero i fatalisti "era destino!" Alla fine, ci ha pensato la Gina a regalarmelo, dopo soli pochi mesi di conoscenza.
«Il mio libro preferito» mi ha confessato una volta la Gina sullo screenshot di skype. Il mio libro preferito, oltre al Conte di Montecristo e Q, aggiungo io oggi. La versione di Barney è stupefacente, magnifico, come ho commentato su anobii. E' un vero pugno allo stomaco ma dato con tanta delicatezza e professionalità che sembra quasi piacevole sentirsi strappare il respiro. E' lo schiaffo ricevuto da una ragazza ferita, è la stanca rilassatezza postcoitale, una condizione da "ghiaccio caldo", insomma un ossimoro che avvince lasciando in bocca uno strano retrogusto agrodolce, piccante, come di salmone crudo condito abbondantemente con salsa di soia e wasabi.
Gli eccessi nella Parigi postbellica, le ipocrisie di un Canada secessionista, la vita di un bohémien a corrente alternata...spiegare esaurientemente La versione di Barney è pressoché impossibile, mi rendo conto che si necessita di un termine, di una parola, di un concetto universale ma sfuggente al tempo stesso: umanità. Ecco. La versione di Barney è (l')umanità, è lo specchio dell'essere umano, non sostantivo ma predicativo, ovvero dell'essere umano, dell'appartenere all'umanità.
Barney è l'umanità. La bontà e la cattiveria, la stupidità e l'intelligenza, l'ipocrisia e la coerenza, la forza e la debolezza. E' il prisma umano, è la verisone letteraria di ciò che da millenni appesta e arricchisce il mondo. Barney è tutto questo, è storia atropologica pur senza una veste propriamente storica.
