1997
Chiudo con due mandate la porta di formica recante il simbolo del partito. Mi perdo in cerca della Uno bianca, per poi ricordarmi che è grigio metallizzata. La trovo. Poggio zaino e busta della spesa sul sedile accanto, accendo l'auto, mi accorgo dello stereo. Dentro un cd, si avvia la traccia n. 13, Certe notti di Ligabue.
Affiorano i ricordi di una primavera inoltrata, quella del 1997. Dieci anni fa ,circa, la patente e l'Alfa Sud bianca - quella lo era per davvero - di mio padre, c'era anche Ernestina I, la Panda 45 con il motore di una 112 Abarth ma senza l'ingranaggio della quinta marcia, un motore sacrificato sotto il piede di un neopatentato con nessuna voglia di correre ma con tanto piacere di fare il cazzone con gli amici per le strade del paesaggio abruzzese.
Ligabue cantava e noi sopra, la voce roca come la sua e la convinzione di essere "X", nè vivi nè morti, di sentirsi captati da questo emiliano paraculo che con i Modena City Ramblers aveva da spartire solo le origini e con i 99 Posse neanche quelle, con gli Afterhours poi...
Giunto a metà strada, al tornate più alto prima di scendere verso Massa, nel buio pesto della montagna, nella zona di pece che circonda il fascio di luce proiettato dalla Uno noto barlumi fluorescenti. Batto le palpebre, focalizzo, ancora, uno, due, tre, cinque, dieci, il costone alla mia sinistra ne è colmo, i guard rail allo scuro chiazzati con pois kitch...lucciole, lucciole vere, prive di culotte o striminxìziti reggiseni, di nessuna nazionalità europeorientale, nè sudamericana o africana, tanto meno asiatica o nostrana. Lucciole vere a ridosso della strada...
Ligabue termina, dal finestrino abbassato entra una fresca fragranza floristica, un odore frammisto, leggero e quasi balsamico che lascia dimenticare l'aria pesante e idrocarburica di Roma.
Lucciole, aria pedemontana e Ligabue, il 1997 non è mai stato così vicino.
Panico da requiem
Navigo, gertdalpozzo.splinder.com, aspettaunattimo.splinder.com, thaisy.splinder.com, massimiliano.ilcannocchiale.it, giardinierelibereso.splinder.com, Skype, Msn, Repubblica.it. Corriere.it, Guardian Unlimited, Gmail, Yahoo mail, Deejay.it, Skytg24.it, Telpress, 3 file Word, 4 file Pdf...le due ventole fischiano, apro un post di libereso, mi appresto a commentarne uno di batgirl, quando all'improvviso buio.
Lo schermo rimanda solo il nero, le ventole non girano più. Silenzio, a parte il latrato del cane (forse Carrara è l'unica città del centro-nord ad avere cani randagi ancora in giro in centro). Edmonde II emana segnali di vita solo dalle due spie verdi, quella della carica e quella dell'alimenazione via cavo.
Stacco la spina, il trasformatore ha ridotto l'adesivo che lo decorava in un accrocchio sintetico dal patetico colore giallo ocra. Scollego il cavo adsl. Riaccendo, lo schermo resta nero, le ventole partono all'impazzata...attendo fiducioso, niente. Tutto fermo tranne le ventole. Rovescio il laptop e faccio prendere aria, in questi casi ci vorrebbero i sali per computer, che so, una boccetta di silicio, una manciata di polvere atomica...attendo, mi vedo già chiamare santi e improbabili martiri...sulla targa scriverei
"Qui giace Edmonde II Toshiba Satellite, valido e leale compagno di mille avventure.
Sei entrato nella mia vita in un freddissimo e lontanissimo dicembre 2003,
ne sei uscito in un assolato e familydaystico sabato del maggio 2007...che sfiga!"
Poi attonito resto in panne...aspetto e alla fine riprovo...riparte, le ventole fischiano di nuovo ma lo schermo si accende, tutto ok, pare...(ora sto scrivendo con il fisso).
Mi impegno in un fioretto, giuro solennemente che se la Chiesa non farà più cazzate, non la criticherò più!
E sappiate che non è poco!!!
Viaggi di viaggi
Il viaggio è stato piacevole. Purtroppo, però, ho avuto l'ennesima dimostrazione di essere affetto da sindrome "del viaggio in auto con semiscomosciuto".
Capita, infatti, di provare disagio, ansia da prestazione con eccessiva sudorazione, secchezza delle fauci e vuoto intellettuale alla partenza per un viaggio di diverse ore in auto con una persona che conosco quasi per nulla.
Se poi il viaggio ha un risvolto professionale, le preoccupazioni crescono, in barba alla mia capacità di fregarmene dell'opinione altrui. Capitò, ad esempio, circa un anno fa, di ritorno da Caserta. In auto io e Mr.President. Sperai per diverse ore che il viaggio non vedesse me e lui soli nell'abitacolo. La sensazione di passare del tempo in viaggio senza sapere di cosa parlare (certo c'erano la politica e la comunicazione), senza avere idea di come si sarebbe comportato il compagno di chilometri, nè la sua prassi, le considerazioni e la concezione del viaggio. Insomma partenza anche in quel caso agitata. Tanto ascolto e poi, liscio come l'olio, il resto del percorso.
Così è stato ieri. Aneddotti, ascolto, considerazioni, domande, risposte e conclusioni. Incipit e citazioni, voli pindarici e date, date che rimandavano ad altre, la storia d'Italia e quella d'Europa, la storia mia e quella di chi, allora, era al S.Anna, la storia quando la facevamo senza neanche saperlo, ma soprattutto la storia quando la facevano senza che lo sapessimo, la storia dentro e quella fuori, la storia del fare e quella del sapere. I paralleli e le opinioni, quelle dette e quelle lasciate morire in gola.
A riportarmi con i piedi nell'abitacolo il clacson di una Panda giallo canarino, alla sua guida un rabbioso, quanto abbronzato, pseudotronista, Ray-Ban a goccia e canotta nera, pelle squamata dal sole artefatto dei lettini e capello impeccabile, collane di finta bigiotteria dolcegabbanesca e cipiglio da pilota accanito, che alla tipica rotonda, dolce madre del caos stardale all'italiana, pretendeva precedenza.
Così, quasi cinque ore di viaggio sono passate veloci e a tratti refrigerate dal climatizzatore. A destra e manca scorci alto laziali e umbri, basso toscani con colli verdeggianti e pochi pascoli.
E ad un anno di distanza mi sono ritrovato a proseguire il mio viaggio surreale sulla fascia tirrenica (presente e professione) del mio mondo adriatico (passato e radici)...e se è vero che in medio stat virtus, allora tra Tirreno e Adriatico, la fa da padrone lo Jonio lucano...
Ultima ora a Roma prima di trasferirmi, almeno fino alla fine di maggio, a Carrara. La seconda volta in pochi mesi, una diversa candidata, un diverso ruolo, un ambiente simile ma profondamente scosso dai risultati delle primarie di febbraio.
Mi sento più cosciente e al tempo stesso ancora incerto sul da farsi. In un paio d'ore, ho redatto e coretto lo story board dello spot televisvo e di quello radiofonico. Per la prima votla anche Topi ha contribuito, dal punto di vista della persona totalmente disinteressata alla politica e, soprattutto, dal punto di vista psiclogico, alla correzione della bozza.
Parto e lascio il mio cuore qui, nella palazzina F al primo piano rialzato. Nella stanza singola ingombra di t-shirt e camice, pantaloni e cravatte, giornali, libri e dvd, cavi e penne, lenzuola aggrovigliate a disegnare ancora i nostri corpi ospitati fino a poche ore fa.
A presto.