Gert Dal Pozzo

Chi sono

Blogger: gertdp
Nome: Gert Dal Pozzo
Chi sono? Difficile dirlo per uno che si firma con il nome di un personaggio senza nome (frutto della strabiliante creatività di Luther Blisset, oggi Wu Ming). Un fuggitivo che acquista, scambia e abbandona identità senza sosta. Gert Dal Pozzo è una di queste, quella che per il sottoscritto è la più pregna di analogie con la propria vita. Ma se qualcuno non se la sente di scrivere a Gert allora ci saranno Edmonde Dantés, il Capitano Alatriste, Nessuno e tanti altri che potranno comunque farne le veci. In definitiva chi sono? Bah, quello che scrivo, quello che non cancello, quello che leggerete e quello che vorrete pensare.

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martedì, 02 settembre 2008

Sotto un cielo limpido quanto asfittico, in una Roma ancora rallentata, città-bradipo in attesa di frescura ottobrina, i pensieri e le idee tornano a volteggiare senza sosta.

Sulle pagine dei giornali e sugli schermi televisivi le notizie che si susseguono sono ancora povere di spirito, offerte svogliatamente ad un grande pubblico senza interessi, con la testa al trove che spazia tra spiagge bianche, montagne fitte di foreste o resti di antiche civiltà.

Il lavoro ancora ridotto all'osso, al Palazzo si respira aria di ferie nonostante qualcosa si cominci a muovere. Lo si nota sul viso dei commessi che torna ad essere tirato, spaccato dalle rughe d'espressione. I colletti azzimati stretti intorno al collo dai papillon, gli occhi stanchi e le facce lugubri ci danno il benvenuto per una nuova stagione di alti e bassi, di retorica sparata forte attraverso i media. Persino i giornalisti con i loro occhi liquidi mentre tirano da grossi sigari di marca scadente, il loro passo claudicante e le giacche lise sulla schiena provano che la pausa è al termine.

Intanto sull'autostrada neuronale di Gertgrad il flusso continua ininterrotto:

la casa i cavi elettrici l'antenna, le mensole il decoder le serrande, la finestra del bagno le plafoniere del corridoio i mobili in cucina, rinnovare, sistemare, organizzare!
il locale la società l'associazione, le mostre l'allestimento il marketing, il menù l'happy hour il dj set, analizzare, definire, gestire!
il lavoro i colleghi la carriera, gli spiragli professionali la crescita l'alienazione, l'ipocrisia il parallelismo l'onniscienza, neutralizzare, approfittare, sviluppare!

Il flusso che continua ininterrotto, il percorso che si strozza e l'imbuto lì di fronte.
Settembre, come sempre, un mese sospeso a mezz'aria, il mio mese, il nostro mese...

postato da: gertdp alle ore 16:35 | link | commenti (1)
categorie: to be or not to be, dietrologie
martedì, 05 agosto 2008

Dicono sia stata colpa di Brunetta...

Poco più di un anno fa nasceva il fenomeno Brambilla. Cognome di purissima origine lumbàrd, faceva abbozzare un sorriso a quanti ricordavano il famoso terùn Aldo/Brambilla-Fumagalli. Rossa come l'Armata che sconfisse lo Zar e Hitler, fiammante come la Ducati e l'Alfa; succinta come starlette anni '80 e scosciata come l'Alba Parietti del tempo che fu. La ragazza sembrava dover fare molta strada, addirittura godeva della consacrazione dell'Unto, e invece...

...ad un anno di distanza, la MVB, la Michela Vittoria (che tanto sa di auto del ventennio), a cui per le cronache va riconosicuto il tentativo di ringiovanire il management forzitaliota (nonostante molti malignino che fu soltanto una pedina nelle mani del grande manovratore quando decise di mandare avanti la carne da cannone giovinastra contro l'artiglieria delle eminenze grigie per far intendere chiaramente, a questi ultimi, con quanta facilità il grande capo avrebbe potuto sostituire persino i più importanti con dei perfetti, quanto leali, sconosicuti) dopo aver resistito per un anno agli attacchi dei notabili FI, vedi Dell'Utri e Schifani, dopo essere riuscita a strappare un ministero seppur tapino, la presidente dei circoli della libertà capitola e il primo segnale di sconfitta lo si registra con la chiusura inattesa (forse, visto il rifermento che l'ex direttore Medail fa al «rischio di rimanere imbrigliati in logiche partitocratiche») del suo 'braccio armato': la TV della Libertà.

Dimostrazione palese che la politica gerontocratica nostrana è profondamente restia ad accettare outsider o competitor e, soprattutto, che anche in una formazione politica di nuovo conio, come Forza Italia/Popolo della Libertà, le dinamiche tipiche della vecchia Dc e in parte del Pci - e quindi del Partito Democratico - si stanno riproducendo a scapito degli innovatori o dei presunti tali, oppure, come si vocifera nel Palazzo, è stato il programma taglia-teste del ministro Brunetta  a portare alla chiusura la Tv della Rossa libertaria, il cui staff, diluita la propria verve extrapartitica, non ha retto alla tentazione di sollazzarsi come nel più tipico degli uffici pubblici del Bel Paese?

ai posteri l'ardua sentenza

postato da: gertdp alle ore 21:55 | link | commenti (1)
categorie: politica e dintorni, dietrologie
giovedì, 31 luglio 2008

Looking for a New Political Index?/2

Mentre su La Stampa, Maria Corbi cerca disperatamente di rilanciare la prurigine del caso dipietrista (con un evidente tentativo di ridurre la portata del bacio), su Il nuovo Rifomista, appare una intervista a Ferrero, nuovo segretario del Prc, che richiama il tema della 'morale' a suon di tromba.

«Non possiamo regalare a lui [Di Pietro, ndG] il tema della questione morale. Sarebbe una follia. E' un nostro tema. Basta rileggere Berlinguer o le denucne che faceva il Pci su tanti scandali [...] Il punto è un altro e lo voglio dire a Nichi [Vendola, ndG]: noi dobbiamo mettere in campo una Rifondazione in grado di riempire le paizze sulla questione morale».

Ecco che l'indice 'moralità' torna in auge, o meglio si sviluppa mollando l'indicatore 'etica', ovvero quello più oggettivo, assurgendo così a unico elemento di discriminazione politica-comportamentale in sostituzione di quello politico-programmatico.

Sottolineare l'erroneità di questo passaggio sarebbe scontato e riduttivo. Dagli anni '70, dalla politica di Berlinguer e di quanti si sono meritati l'appellativo di 'brava persona' sono passati troppi anni e soprattutto troppi avvenimenti che hanno contribuito alla totale e definitiva perdita dell'innocenza, dell'ingenuità, della verginità politica.

Finchè la sinistra italiana, analogalmente a quella internazionale ha solcato la strada dell'etica politica ha potuto concretamente proporre anche per i problemi materiali una soluzione, un'alternativa che vedesse nella politics e nella policy un connubio teorico/pratico.

Ma rincorrere l'IdV o chiunque cerchi di usare la 'morale politica' per riempire le piazze è davvero irresponsabile e inutile. Innazi tutto perchè le piazze, come quella dell'8 luglio, non vengono riempite per moralismo universale, bensì per un sentimento contrario a precise azioni politiche e, nel peggiore e più pericoloso dei casi, contro un soggetto politico o l'immaginario che si ha di esso (leggi antiberlusconimso). In secondo luogo, perchè, come dimostrato ieri ma anche in precedenza con Casini, Mastella e Fini, la tipica ottusità italiana non permette a nessun portabandiera della 'morale' di poter fare uno strappo alla regola.

E poi, per dirla con Morgenthau, "in politica non può esistere una morale" (nel senso universale e universalizzante del termine)

postato da: gertdp alle ore 17:12 | link | commenti (4)
categorie: politica e dintorni, dietrologie
mercoledì, 30 luglio 2008

Looking for a New Political Index?

Chi mi conosce sa che provo un certo gusto a fare l'avvocato del diavolo e, ancor più volentieri, mi lancio in accuse e arringhe contro i cosiddetti untouchables, contro i primatisti morali e quanti altri, in genere, vengono difesi per principio da chiunque.

Bene, oggi accade la medesima cosa, checchè ne diranno le malelingue o ne penseranno le maleteste.

Sul settimanale Chi di oggi appaiono le foto di Antonio Di Pietro che da leader dell'Italia dei Valori viene ribattezato tomber des femmes dell'Italia dei Calori. Le prime indiscrezioni, si dice nel Palazzo, giravano già qualche giorno fa, ma si sa che nel Palazzo quasi tutto può essere preso sul serio...soprattutto per quanto riguarda i temi pruriginosi e scabrosi. 

Ciò che conta, però, è che sulla medesima rivista, una settimana fa, apparivano le foto della rediviva famiglia Berlusconi bis: Silvio e Veronica nuovamente insieme grazie ai nipoti nella Villa in Sardegna.

Ciò che risulta ancora più interessante è che oggi, come reso noto da comunicati di qualche giorno fa e da minacce lanciate sin dall'8 luglio scorso, l'IdV ha depositato presso la Corte di Cassazione il quesito referendario per l'abrogazione del lodo Alfano.

Ciò che rappresenta il non plus ultra dell'importanza, in fine, è che tre settimane prima dalla sala stmpa di Montecitorio, poi dal palco di Piazza Navona, il Premier è stato ripetutamente colpito sul nervo scoperto pompino/ministero.

Ciò che stuzzica la fantasia, a amrgine di queste così interessanti, sono le dichiarazioni di Tavaroli che sul caso Telecom ha affermato di essere stato informato, ai tempi, della volonmtà da parte della CdL di avviare una campagna che "mettese in cattiva luce Tronchetti Provera, perchè troppo vicino alle posizioni del centrosinistra".

Ora, rischiando di essere bollato più che mai come un vetero-dietrologo degno di Chomsky & co., non posso non cedere alla tentazione di operare un sillogismo, seppur povero e davvero elementare; di ipotizzare una concatenazione di eventi fantapoliticocomunicativi ma pur sempre tangibili: sarà mica questo l'avvio, anche in Italia, di una politica mediatica ben strutturata e orientata a colpire nell'etica e nella morale i leader politici, non più valutati per le loro qualità politiche, non più valutati per le loro qualità personali ma semplicemnte giudicati per la loro altezza o bassezza eticomorale?

E se fosse così, Di Pietro è rimasto a tutti gli effetti vittima della sua propria startegia?

postato da: gertdp alle ore 19:19 | link | commenti (2)
categorie: politica e dintorni, dietrologie
lunedì, 23 giugno 2008

«Siete degli irresponsabili! Ma non è tutta colpa vostra. Quando il fanatismo prende il posto della ragione la strada è piena di inganni e l'inganno maggiore è proprio questo, è che uno crede di amare la propria patria soltanto se questa patria è un paee dove tutti la pensano allo stesso modo. Ed è così, che finisce per amare una patria di schiavi e non si accorge di essere uno schiavo egli stesso».
Il professore svuota il bicchiere colmo di olio di ricino 
«Ecco fatto. Ora devo andare...sapete dove. Andateci anche voi e il vostro Benito Mussolini».

Barcollando per le vie del centro, con i pantaloni grigi alla zuava e la camicia nera lisa dal viaggio:
«Ahò, Domenico, ma noi chi siamo?»
«In che senso?»
«Nel senso che hai detto: "Al professore gli abbiamo fatto vedere chi siamo!"»
«E certo, e te lo spiego: chi eravamo noi prima? Io un zero e tu un altro zero. E adesso, chi siamo adesso?
«Un par di zeri!»
«Seee, un paro di....Due uomini siamo! E l'uomo, lo sia di cosa ha bisogno l'uomo, eh?»
«In questo momento? Di una donna ha bisogno!»
«Ma dai, vieni qua, è una strappona! Un uomo ha bisogno di sentirsi qualcuno, di sentirsi forte e non come tanti fessi che stanno in giro, hai capito? Ed è per questo che a me il fascismo va bene».
«Sì, perchè così anche un fesso si sente forte».
«Bravo, fatte dà  un bacetto».

«Sei un bastardo, tu?»
«Te do na pizza sa!»
«Ma no, dicevo al cane. Ti manca una cuccia, un osso? E allora vieni con noi e diventerai un camerata. Alalà!»

La marcia su Roma (1962), Dino Risi

postato da: gertdp alle ore 12:22 | link | commenti
categorie: lumiere, politica e dintorni, to be or not to be, dietrologie
martedì, 10 giugno 2008

Reduci

La visita era inaspettata, la sua presenza nei dintorni del Palazzo no.

Le informazioni navigano più di quanto qualcuno possa immaginare, ed un segreto non è tale se è conosicuto da più di una persona.

Lo sguardo liquido, il volto visibilmente rilassato contrastavano fortemente con l'aria cupa e la voce spezzata. L'immagine di chi ha perso, di chi ha totalmente perso al di là di ogni merito e di ogni sforzo. Lo sfogo dei diseredati, dei cani malmenati.

Noi tre, reduci del repulisti vigliacco e ignorante che ha caratterizzato le ultime settimane, ascoltavamo chi superficialmente attonito, chi profondamente contrito, chi apparentemente disinteressato. "Squadra che vince non si cambia", non sembra essere il motto più in voga nelle stanze del quinto piano. Anzi, paradossalmente come se si fosse spaventati dalla qualità, dalle competenze e dall'impegno profuso fino ad oggi, si preferisce far fuori i propri luogotenenti, i propri soldati.

E, al solito, mi ritrovo a scorgere nelle pagine di un libro parallelismi surreali. Leggo Stella del mattino (Wu Ming 4), Lawrence d'Arabia, Tolkien, Graves, tutti sopravvissuti alla Grande Guerra o al Grande Tradimento della nazione araba. Tutti ad arrancare nella nuova vita post bellica segnati da un'sperienza.

Dopo tutto, fatte le dovute distinzione, i reduci sono reduci. Che provengano dalle foreste del Viet Nam o dai monti dell'Appennino tosco-emiliano, che siano scampati all'11 settembre o alla chiusura di una fabbrica, che siano di ritorno dal servizio di volontariato in un Cpt o che abbiano vissuto l'ondata elettorale, i sopravvissuti non fanno altro che sopravvivere, che arrancare...guardandosi attorno in un misto di compassione e paura.

postato da: gertdp alle ore 15:53 | link | commenti (1)
categorie: letture, politica e dintorni, to be or not to be, dietrologie

povero....

da la Repubblica, 10 giugno 2008

postato da: gertdp alle ore 10:46 | link | commenti
categorie: politica e dintorni, dietrologie
venerdì, 06 giugno 2008

Il Divo

Il Divo lascia sgomenti. Più di Gomorra, almeno per chi, come me, ha lasciato ogni velleitaria ingenuità e da anni è stato "corrotto" dalla società, dalla realtà circostante, dalla Vita.

Non ci sono dubbi che quello di Sorrentino sia un capolavoro con la 'c' maiuscola, anzi con la 'k' maiuscola, come si usava un tempo.
Un film serrato che non lascia tempo per pensare. Chi non conosce i retroscena, chi non è ben allenato alla storia, ufficiosa, quella fumosa e ritmata del Paese, può starsene a casa, a meno che non preferisca avere un saggio semplice, lineare ed esauriente dell'Italia prima di Berlusconi, di Prodi , di Veltroni, della caduta del Muro e delle tangenti.
Insomma, prima della seconda e della terza repubblica, prima della Mtv generation, della X generation, della U generation e di tutte le altre menate sociologiche.
Prima che gli americanofili importassero il marketing politico-elettorale, prima che Grillo divenisse un fenomeno cult, prima ancora che il revisionismo storico-politico elogiasse Craxi ed Almirante.
Quando in politica c'era una destra, una sinistra ed un centro che, al di là di ogni (de)merito, dava la possibilità di essere orgogliosi, frustrati, offesi, contenti, sconfitti, confrotati.

Servillo incarna perfettamente il Divo. Gli occhi a mezz'asta; le dita ad indicare il proprio umore e i propri pensieri, come spiega Enea (la stessa che poi aggiunge "non è pericoloso, è spericolato"); i passetti svelti, un sepolcro imbiancato dietro il quale la vita post mortem scorre frenetica, tra umori ed esalazioni troppo insalubri per essere lasciati allo scoperto.

Il parroco - forse troppo giovane per essere il confessore temporale e spirituale del Divo - che afferma: "Indro Montanelli diceva che quando andavano insieme in chiesa, De Gasperi parlava con dio e Andreotti con i preti". E lui: "I preti votano, dio no".

Lo sfogo dopo le accuse di associazione mafiosa, che la nostra Archeologa ha criticato duramente, è a tutti gli effetti una scena da masturbazione cinematografico-politica che fa impallidire quello sulle "anime belle" de Il Portaborse. La pacatezza anteveltroniana che si infrange in una miriade di pezzi sul pavimento logoro ramazzato dai pentiti di mafia per l'occasione. Il sepolcro imbiancato che si spalanca, nessun Cristo morto-e-risorto, solo il flusso di (in)coscienza, l'anatema, l'esplosione di chi è ben consapevole che per far crescere gli alberi si necessita di letame.

Il ritmo di Toop toop dei Cassius sostiene in maniera energica e vitale la pesantezza lugubre degli omicidi in serie, da Calvi a Falcone passando per Pecorelli; lo skateboard che attraversa il condotto sotto l'autostrada per Capaci e, all'unisono, nel Transatlantico del Senato, la coperta grigioverde che si muove nel bagagliaio di una Reanutl 4 rossa.

Poco apprezzata la scena dell'aereo, dove tutti i passeggeri sfogliano le pagine de la Repubblica guardando di sottecchi il Divo. Restano Sbardella, "uno squaletto che annega"; Cirino Pomicino, con le sue addette stampa vamp; Franco che ancora una volta si lascia andare ad una "affermazione incongrua".

postato da: gertdp alle ore 17:03 | link | commenti
categorie: lumiere, politica e dintorni, to be or not to be, dietrologie
mercoledì, 04 giugno 2008

La versione di Barney

Ho incontrato La versione di Barney, di Mordecai Richler, al termine del lontano 2000. Da qualche anno era stato tradotto e pubblicato anche in Italia. Era lì che svettava ancora sulla catasta delle novità, alla fine dei lunghi banconi della Mondadori di Forlì.
Allora, lo dico con una punta d'orgoglio, 30mila lire per un libro era un prezzo esagerato per uno squattrinato studente già vessato dall'acquisto di monogrtafie e manuali della Mulino, e troppo impegnato a investire il rimanente gruzzolo messo a disposizione dall'Arstud in alcolici e feste.

La versione di Barney, a differenza di quella che mi è stata regalata a dieci anni esatti dalla sua prima edizione, riportava in quella inizio/fine di millennio la foto di un Mordecai Richler anziano, qualcosa di molto simile a Mozart, scapigliato, in camicia ma con gli occhiali. Uno sguardo profondo ma non impenitente quanto quello del giovane Richler, che invece nell'edzione del 2007 sberleffa, annoiato, il lettore dalla copertina.

In questi anni più volte ho incrociato La versione di Barney, spesso ne ho lette le recensioni, le critiche e i paragoni sui vari settimanali d'attualità. Persino a Manchester, nella Whaterstone library di Deansgate, mi sono imbattuto in Barney Panofsky. Insomma, come direbbero i fatalisti "era destino!" Alla fine, ci ha pensato la Gina a regalarmelo, dopo soli pochi mesi di conoscenza.

«Il mio libro preferito» mi ha confessato una volta la Gina sullo screenshot di skype. Il mio libro preferito, oltre al Conte di Montecristo e Q, aggiungo io oggi. La versione di Barney è stupefacente, magnifico, come ho commentato su anobii. E' un vero pugno allo stomaco ma dato con tanta delicatezza e professionalità che sembra quasi piacevole sentirsi strappare il respiro. E' lo schiaffo ricevuto da una ragazza ferita, è la stanca rilassatezza postcoitale, una condizione da "ghiaccio caldo", insomma un ossimoro che avvince lasciando in bocca uno strano retrogusto agrodolce, piccante, come di salmone crudo condito abbondantemente con salsa di soia e wasabi.

Gli eccessi nella Parigi postbellica, le ipocrisie di un Canada secessionista, la vita di un bohémien a corrente alternata...spiegare esaurientemente La versione di Barney è pressoché impossibile, mi rendo conto che si necessita di un termine, di una parola, di un concetto universale ma sfuggente al tempo stesso: umanità. Ecco. La versione di Barney è (l')umanità, è lo specchio dell'essere umano, non sostantivo ma predicativo, ovvero dell'essere umano, dell'appartenere all'umanità.

Barney è l'umanità. La bontà e la cattiveria, la stupidità e l'intelligenza, l'ipocrisia e la coerenza, la forza e la debolezza. E' il prisma umano, è la verisone letteraria di ciò che da millenni appesta e arricchisce il mondo. Barney è tutto questo, è storia atropologica pur senza una veste propriamente storica.

postato da: gertdp alle ore 13:15 | link | commenti (7)
categorie: letture, to be or not to be, dietrologie
lunedì, 02 giugno 2008

«Perdere ad asso pigliatutto con un baro dilettante non vuol dire non essere in grado di eseguire alla perfezione un bluff ad alti livelli. Per assicurarsi una buona riuscita, il bluff dev'essere condotto fino in fondo, fino all'esasperazione. Non c'è compromesso. Non si può bluffare fino a metà e poi dire la verità. Bisogna essere pronti ad esporsi al peggior rischio possibile: il rischio di apparire ridicoli».

Tratto da Le conseguenze dell'amore, 2004, Paolo Sorrentino

postato da: gertdp alle ore 09:58 | link | commenti
categorie: lumiere, to be or not to be, dietrologie