Gert Dal Pozzo

Chi sono

Blogger: gertdp
Nome: Gert Dal Pozzo
Chi sono? Difficile dirlo per uno che si firma con il nome di un personaggio senza nome (frutto della strabiliante creatività di Luther Blisset, oggi Wu Ming). Un fuggitivo che acquista, scambia e abbandona identità senza sosta. Gert Dal Pozzo è una di queste, quella che per il sottoscritto è la più pregna di analogie con la propria vita. Ma se qualcuno non se la sente di scrivere a Gert allora ci saranno Edmonde Dantés, il Capitano Alatriste, Nessuno e tanti altri che potranno comunque farne le veci. In definitiva chi sono? Bah, quello che scrivo, quello che non cancello, quello che leggerete e quello che vorrete pensare.

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martedì, 10 giugno 2008

Reduci

La visita era inaspettata, la sua presenza nei dintorni del Palazzo no.

Le informazioni navigano più di quanto qualcuno possa immaginare, ed un segreto non è tale se è conosicuto da più di una persona.

Lo sguardo liquido, il volto visibilmente rilassato contrastavano fortemente con l'aria cupa e la voce spezzata. L'immagine di chi ha perso, di chi ha totalmente perso al di là di ogni merito e di ogni sforzo. Lo sfogo dei diseredati, dei cani malmenati.

Noi tre, reduci del repulisti vigliacco e ignorante che ha caratterizzato le ultime settimane, ascoltavamo chi superficialmente attonito, chi profondamente contrito, chi apparentemente disinteressato. "Squadra che vince non si cambia", non sembra essere il motto più in voga nelle stanze del quinto piano. Anzi, paradossalmente come se si fosse spaventati dalla qualità, dalle competenze e dall'impegno profuso fino ad oggi, si preferisce far fuori i propri luogotenenti, i propri soldati.

E, al solito, mi ritrovo a scorgere nelle pagine di un libro parallelismi surreali. Leggo Stella del mattino (Wu Ming 4), Lawrence d'Arabia, Tolkien, Graves, tutti sopravvissuti alla Grande Guerra o al Grande Tradimento della nazione araba. Tutti ad arrancare nella nuova vita post bellica segnati da un'sperienza.

Dopo tutto, fatte le dovute distinzione, i reduci sono reduci. Che provengano dalle foreste del Viet Nam o dai monti dell'Appennino tosco-emiliano, che siano scampati all'11 settembre o alla chiusura di una fabbrica, che siano di ritorno dal servizio di volontariato in un Cpt o che abbiano vissuto l'ondata elettorale, i sopravvissuti non fanno altro che sopravvivere, che arrancare...guardandosi attorno in un misto di compassione e paura.

postato da: gertdp alle ore 15:53 | link | commenti (1)
categorie: letture, politica e dintorni, to be or not to be, dietrologie
mercoledì, 04 giugno 2008

La versione di Barney

Ho incontrato La versione di Barney, di Mordecai Richler, al termine del lontano 2000. Da qualche anno era stato tradotto e pubblicato anche in Italia. Era lì che svettava ancora sulla catasta delle novità, alla fine dei lunghi banconi della Mondadori di Forlì.
Allora, lo dico con una punta d'orgoglio, 30mila lire per un libro era un prezzo esagerato per uno squattrinato studente già vessato dall'acquisto di monogrtafie e manuali della Mulino, e troppo impegnato a investire il rimanente gruzzolo messo a disposizione dall'Arstud in alcolici e feste.

La versione di Barney, a differenza di quella che mi è stata regalata a dieci anni esatti dalla sua prima edizione, riportava in quella inizio/fine di millennio la foto di un Mordecai Richler anziano, qualcosa di molto simile a Mozart, scapigliato, in camicia ma con gli occhiali. Uno sguardo profondo ma non impenitente quanto quello del giovane Richler, che invece nell'edzione del 2007 sberleffa, annoiato, il lettore dalla copertina.

In questi anni più volte ho incrociato La versione di Barney, spesso ne ho lette le recensioni, le critiche e i paragoni sui vari settimanali d'attualità. Persino a Manchester, nella Whaterstone library di Deansgate, mi sono imbattuto in Barney Panofsky. Insomma, come direbbero i fatalisti "era destino!" Alla fine, ci ha pensato la Gina a regalarmelo, dopo soli pochi mesi di conoscenza.

«Il mio libro preferito» mi ha confessato una volta la Gina sullo screenshot di skype. Il mio libro preferito, oltre al Conte di Montecristo e Q, aggiungo io oggi. La versione di Barney è stupefacente, magnifico, come ho commentato su anobii. E' un vero pugno allo stomaco ma dato con tanta delicatezza e professionalità che sembra quasi piacevole sentirsi strappare il respiro. E' lo schiaffo ricevuto da una ragazza ferita, è la stanca rilassatezza postcoitale, una condizione da "ghiaccio caldo", insomma un ossimoro che avvince lasciando in bocca uno strano retrogusto agrodolce, piccante, come di salmone crudo condito abbondantemente con salsa di soia e wasabi.

Gli eccessi nella Parigi postbellica, le ipocrisie di un Canada secessionista, la vita di un bohémien a corrente alternata...spiegare esaurientemente La versione di Barney è pressoché impossibile, mi rendo conto che si necessita di un termine, di una parola, di un concetto universale ma sfuggente al tempo stesso: umanità. Ecco. La versione di Barney è (l')umanità, è lo specchio dell'essere umano, non sostantivo ma predicativo, ovvero dell'essere umano, dell'appartenere all'umanità.

Barney è l'umanità. La bontà e la cattiveria, la stupidità e l'intelligenza, l'ipocrisia e la coerenza, la forza e la debolezza. E' il prisma umano, è la verisone letteraria di ciò che da millenni appesta e arricchisce il mondo. Barney è tutto questo, è storia atropologica pur senza una veste propriamente storica.

postato da: gertdp alle ore 13:15 | link | commenti (7)
categorie: letture, to be or not to be, dietrologie
lunedì, 05 maggio 2008

«Noi dovevamo ricercare lo strano e il meraviglioso, come nel mio racconto; sì, sembrava fosse quello l'unico rimedio che potevamo adottare contro la noia disgustosa del mondo; poiché era di ciò consapevole fin da quegli anni dell'infanzia e della scuola in cui non facevano che ripetersi le stesse identiche cose, non l'aveva mai nemmeno sfiorato l'idea di rinchiudersi fra quattro mura; per tale ragione aveva passato la vita intera nei viaggi, inseguendo racconti sulle strade infinite. Tuttavia, lo strano e il meraviglioso noi dovevamo cercarlo nel mondo e non dentro di noi!»

Orhan Pamuk, Il castello bianco

postato da: gertdp alle ore 22:13 | link | commenti
categorie: letture, to be or not to be
lunedì, 28 aprile 2008

«Il linguaggio è la prima e rivelatrice spia di mutamenti profondi che investono la società e la politica [...] anche perchè rende palese una cultura incapace di comprendere la dimensione dei diritti civili.
[...]
Di fornte a tutto questo dobbiamo davvero ripetere che le parole sono pietre. Suscitano umori, li fanno sedimentare, li trasformano in consenso, ne fanno la componente profonda di un modello culturale inevitabilmente destinato ad influenzare le dinamiche politiche».

Stefano Rodotà, "Il linguaggio dei vincitori", la Repubblica, 28 aprile 2008

postato da: gertdp alle ore 15:14 | link | commenti
categorie: letture, politica e dintorni
lunedì, 31 marzo 2008

relax...just do it

Week end trascorso con il sole in casa, corsa mattutina per il centro a schivare turisti e centurioni, impegno gastronomico continuo, relax e coccole radicali, alcuni capitoli di Con gli occhi dell'islam, tre puntate di Californication scaricate e, sorpresa, la cartella di posta senza nuove mail!
Cosa si vuole di più dalla vita? Un lucano o, come nel mio caso, una lucana...la Lucana.

Partito con penne rigate alle zucchine e salsiccia con crema di latte, ho deciso di proseguire con un sugo al ragù lasciato bollire più di due ore a fuoco lento per la lasagna del giorno dopo. Purtroppo, per un errore madornale, la lasagna è stata a forte rischio di smottamenti per la sua intera durata ma il tridente d'attacco scamorza-reggiano-taleggio ha saputo reggere il colpo.

Importantissimo passo avanti: ho imparato finalmente a fare la besciamella, per quanto non ne vada matto.

La serata si è poi conclusa con abbondante porzione di riso basmati affiancato da uno spezzatino di pollo, macinato di manzo, macinato di maiale e zucchine (sì, ancora le amatissime zucchine di Cavallopazzo) in salsa al curry.

Si ringrazia il padre di Nicflower per l'innaffiata di aglianico casareccio che ha accompagnato i pasti per l'intero week end.

postato da: gertdp alle ore 12:45 | link | commenti (5)
categorie: letture, lumiere, to be or not to be
giovedì, 03 gennaio 2008

«Mi sentivo svuotato. Era uno stato d'animo che conoscevo piuttosto bene, ma che non provavo da qualche tempo. Capivo che si trattava di un meccanismo di negazione che escludeva le emozioni e annientava le sensazioni, per impedire che mi sopraffacessero. Era un difetto della mia psiche che compensavo curando per mestiere donne nevrotiche [...] Avevo aiutato molte donne e molti uomini in difficoltà - più spesso donne - ad affrontare e a interrompere simili schemi comportamentali, ma apparentemente non riuscivo a soccorrere me stesso.»

da Trauma, Patrick Mc Grath

postato da: gertdp alle ore 18:04 | link | commenti (5)
categorie: letture, to be or not to be, dietrologie
lunedì, 03 settembre 2007

A volte le letture che ci sollazzano caratterizzano il tempo che si vive più di quanto si possa immaginare. Una sorta di corrispondenza di sensi logico-temporali, non so, un legame sottile, quasi insignificante. Un po' come il numero 23 dell'omonimo film, ricorre, matematicamente e logicamente, ricorre e descrive una condizione immanente, a modo suo, ovviamente...

A me questa sensazione di perscrutabilità dell'immanente, del mio medesimo immamente, la sta dando un romanzo che mi tiene impegnato da qualche giorno. Il profumo, storia di un assassino di Patrick Süskind, metà libro passato. Le prime 60 pagine percorse in un fiato, Grenouille cresce e fa esperienza, l'olfatto disumano e una presenza ancor peggiore, mi hanno appassionato a questo protagonista che, come ogni cattivo socialmente reso tale, non può non meritare le simpatie del pubblico. Poi altrettante pagine lente, barocche, pesanti e dense come catrame. Angoscianti, tanto da rabbuiare l'animo di chi le legge, rendendolo riottoso, misantropico, schivo e stanco, profondamente stanco.
Poi, a guardarsi intorno, ci si accorge che le sensazioni trasmesse dal romanzo si mescolano sulla scenografia delle nostre vite, pennellate ad aquarello, sbiadito, svilente, che trasformano tutto il quadro in una scena oscurantista, soffocante...la nostra realtà, discussioni e vane polemiche, ore passate a ignorarsi, fitte allo stomaco e emicrania refrattarie all'Aulin, bocche impastate e sordo rancore che monta nei petti affannati, denti digrignati, sensazioni mai provate prime, gli occhi a spillo e il sangue pompato rabbiosamente.

Quando ho smesso di essere civile, freddo, distaccato, dialetticamente e logicamente inattaccabile?

postato da: gertdp alle ore 19:00 | link | commenti (3)
categorie: letture, to be or not to be, dietrologie
martedì, 21 agosto 2007

«Beh, cominciò Pereira, è una teoria di due filosofi francesi che sono anche psicologi, sostengono che noi non abbiamo un'anima sola ma una confederazione di anime che viene guidata da un io egemone, e ogni tanto qusto io egemone cambia, così che noi raggiungiamo una norma, ma non è una norma stabile, è una norma variabile. Stai bene a sentire, Pereira, disse padre Antonio, io sono un francescano, sono una persona semplice, ma mi pare che tu stia diventando eretico, l'anima umana è unica e indivisibile, è Dio che ce l'ha data. Sì, replicò Pereria, però se al posto dell'anima, come vogliono i filosofi francesi, ci mettiamo la parola personalità, ecco che l'eresia non c'è più, io mi sono convinto che  non abbiamo una personalità sola, abbiamo tante personalità che convivono fra loro sotto la guida di un io egemone.»

Tratto da Sostiene Pereira, Antonio Tabucchi

postato da: gertdp alle ore 09:57 | link | commenti (1)
categorie: letture, to be or not to be, dietrologie
mercoledì, 27 giugno 2007

Prendo la sponda di batgirl per spinnare questo

postato da: gertdp alle ore 18:13 | link | commenti
categorie: letture, to be or not to be
giovedì, 17 maggio 2007

Ultimamente si parlava dei miei neuroni. Qualcuno dice che si può vivere benissimo con uno solo, addirittura anche se malconcio...Io avevo i miei dubbi, ma oggi lo posso dire: si può vivere anche senza alcun neurone!
Sono le 20.03, è appena scoccata la mia quindicesima ora di veglia e attività...mi chiedo se lasciarmi andare alla dolce carezza di un Aperol e gin, a quella di un bel calice di Malvasia fresco oppure a quella delle lenzuola di cotone che stamane ho lasciato stropicciate e alla rinfusa sul letto a due piazze...la scelta è ardua, le ultime pagine di Manituana ammiccano al mio fianco, capita sempre così, più mi avvicino alla fine di un libro e più ne rallento la corsa...

postato da: gertdp alle ore 20:12 | link | commenti (4)
categorie: letture, to be or not to be, carrara 1