Gert Dal Pozzo

Chi sono

Blogger: gertdp
Nome: Gert Dal Pozzo
Chi sono? Difficile dirlo per uno che si firma con il nome di un personaggio senza nome (frutto della strabiliante creatività di Luther Blisset, oggi Wu Ming). Un fuggitivo che acquista, scambia e abbandona identità senza sosta. Gert Dal Pozzo è una di queste, quella che per il sottoscritto è la più pregna di analogie con la propria vita. Ma se qualcuno non se la sente di scrivere a Gert allora ci saranno Edmonde Dantés, il Capitano Alatriste, Nessuno e tanti altri che potranno comunque farne le veci. In definitiva chi sono? Bah, quello che scrivo, quello che non cancello, quello che leggerete e quello che vorrete pensare.

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venerdì, 25 aprile 2008

liberazione

Le pulizie hanno sempre rappresentato un processo catartico e profondamente riflessivo, la musica che inonda la stanza, i gatti di polvere che si rincorrono e l'indecisione che si manifesta ogni volta che c'è da fare una cernita nelle centinaia di fogli accumulatisi, sparsi sulla scrivania, sulle mensole e in giro per l'intera superficie della camera da letto.

Oggi, 25 aprile, non è stato da meno. Sorprendentemente, mentre pensavo alle elezioni, a chi è davvero il meno peggio tra un ex fascista picchiatore (che che se ne dica) e un ex radicale/verde/margheritino/tuttora schiavo del prorpio potere e del Vaticano, le parole di Mia dolce rivoluzionaria dei Modena City Ramblers mi hanno rapito dalla sterile comparazione dei due candidati sindaco e riportato alla preoccupante scomparsa dal Parlamento dei partiti di matrice comunista:

Alza il pugno, alza il pugno
non rinnego la mia vecchia strada
L'utopia è rimasta, la gente è cambiata,
la risposta ora è più complicata!

Continuava a parlare d'azione,
di rivolta e di proletariato
come se in questi trent'anni di storia
il mondo non fosse cambiato
Lei sognava la ribellione contro l'impero del capitale
e scuoteva la testa quando le dicevo
che servono nuove parole,
che ora servono nuove parole!

Utopisticamente, appunto, mi scopro a pensare: "E se Bertinotti, Diliberto & Co. avessero ascoltato attentamente queste parole, cosa sarebbe successo?"

mercoledì, 23 aprile 2008

«You're such a delicate boy
In the hysterical realm
Of an emotional landslide
In physical terms»

Garbage, Cherry lips


lunedì, 29 ottobre 2007

Everything is illuminated...ma per davvero!

La nonna di Jonathan muore lasciandogli una foto in cui sono ritratti suo nonno da giovane e una ragazza. Augustine, questo il nome della ragazza, non è una di famiglia e alla richiesta di spiegazioni del nipote, la nonna ricorda che suo marito le disse che senza Augustine lui non sarebbe mai sopravvissuto all'eccidio nazista. Jonathan decide di partire per Odessa, alla ricerca della donna che salvò suo nonno e che permise la sua esistenza. Inizia così Everything is illuminated (2005), del regista Liev Schreiber, tratto dall'omonimo libro di Jonathan Safran Foer.

A fare da sfondo c’è l’Ucraina dei giorni nostri: 3 parti di Urss, 1 di Occidente spinto e 1 di ebraismo, non shakerati, solo mescolati.
Sin dai primi dieci minuti, si capisce che la comicità linguistica e l’ inglese sfrontato di Alexander Perchov (che ricorda l’americano partenopeo degli sciuscià nostrani), guida di Jonathan e voce narrante nel film, son ben riprodotte dal doppiaggio italiano, ma si intuisce che in lingua originale probabilmente sarebbe tutto di gran lunga migliore.
Esempi lampanti? Il cane femmina, Sammy Davis Jr Jr, indossa una t-shirt che riporta la parola bitch ovvero cagna, in inglese termine offensivo e volgare che Alex però non percepisce come tale e usa interpretando alla lettera. Idem con la rivista porno che mostra al fratello minore e che lui, mutuando dall’inglese naughty, definisce lurida.

La storia, inizialmente comica, si addentra in una atmosfera progressivamente più cupa e drammatica alla quale solo in parte danno equilibrio i colori circostanti, le pianure sconfinate di quel granaio d’Europa, gli orizzonti vasti che lasciano trasognare in quella dimensione di nessuno tra il cielo e la terra.
Tutto è illuminato, tutto è chiaro o meglio ancora, tutto è reso chiaro. Questa la considerazione di fondo che vede nel passato la chiave per la comprensione quanto meno del presente. Un passato inesorabile che, a scapito di quello che Alex afferma nell’introduzione, tutto ciò che è passato va lasciato stare, richiama alla mente la massima di Magnolia: «tu puoi chiudere con il passato, ma il passato non chiude con te». Da vedere.

postato da: gertdp alle ore 16:31 | link | commenti (7)
categorie: lumiere, to be or not to be, stranezze poetico-musicali
lunedì, 22 ottobre 2007

Week end trascorso come non avrei voluto. Ospiti (non indesiderati, ma sinceramente poco digeribili in questa particolare fase personale di scazzo costante). Tempo trascorso con Topi ristretto al minimo e una settimana di lavoro alle porte.

Condutture e doccia che ormai da troppe settimane fanno le bizze e una sferzata di freddo tanto sperata quanto mal accettata. Dopotutto, si sa: a chiedere la pioggia spesso si finisce con il ricevere l'uragano.

Lascio la barba incolta di quattro giorni e mi avviluppo nelle pashime. Oggi ho preferito il rosso amaranto che Stevecemento ritiene essere oggetto di ostentazione ideologico-politica, in linea con la presidenza del Palazzo e con «'sti comunisti che c'hanno sempre freddo».
Forse l'ho scelto in cerca di un colpo di reni, una spinta d'orgoglio che mi faccia rinvenire da questo trans a metà tra l'ipotermia e il delirio psicotico; forse l'ho scelto solo perchè venerdì sera ascoltanto Celtika Patchanka dei Modena City Ramblers ho sentito un brivido scorrere lungo la schiena, come non mi capitava da tempo.

Nota positiva, la seconda puntata di Dexter conferma la piacevole sensazione provata alla prima. Non nego che il ruolo di "killer dei serial killer" non mi piace affatto, non ho mai creduto nell'occhio per occhio e dente per dente - strictu sensu - ma c'è un evidente elemento quacchero-calvinista dietro la personalità e la scellerata azione vendicatrice di Dexter che non può non attrarmi. Inoltre, pensare a questo serial (killer) americano prodotto nella realtà conservatrice post 11 settembre, della vendetta (assolutamente) giusta, mi fa ridere di gusto.
In netta controtendenza, infatti, Dexter condanna a morte e vendica non per senso di giustizia (nonostante quanto gli sceneggiatori cercano disperatamente di trasmettere attraverso i flash back), non per spinte etico-morali, non per piacere, ma per pura necessità. Il tutto nella città del vizio per antonomasia: Miami. Così da farmi rituffare, in qualche modo, in quelle scene di violenza e lotta indiscriminata al crimine che hanno caratterizzato gli '80s dell'importazione televisiva e cinematografica italiana.

Ulteriore nota positiva che mi sovviene rileggendo il post: oltre al tuffo nel passato con Sonny Crockett e Rico Tubbs , Dexter mi fa pensare anche al lucido, entusiasmante, tangibile cinismo di Nip & Tuck.

venerdì, 27 luglio 2007

musicapuana

Il cd mi arriva attraverso suo padre, con il quale da moltissimi punti di vista condivido un'intimità amicale analoga a quella che mi lega al figlio.
Sapere che non è così avvezzo a produrre supporti audio di questo tipo rende il valore del generosissimo orpello qualcosa di difficilmente descrivibile...scherzi a parte, il valore formale del cd si arricchisce di quello sostanziale rappresentato dalla produzione musicale del gruppo, i
Trikobalto.

Li ho sentiti nominare per la prima votla lo scorso maggio. La seconda occasione, avvenuta a distanza di poche settimane, li vedeva già famosi, per la partecipazione all'Heineken Jammin Festival e, soprattutto, per la involontaria quanto forzosa chiusura dell'evento. Se avessero fatto un pezzo in più, probabilmente ora si troverebbero, trasportati a forza di turbinii, nel magico mondo di Oz.

L'esibizione con i Mira Leon, in piazza degli Aranci a Massa, ha poi sancito il lancio del visionario Filodoro, un pezzo che riesce a farmi  provare sensazioni simili a quelle offertemi dalle strofe di Max Gazzé, Tiromancino, Vinicio Capossela, Mau Mau e Daniele Silvestri, in un mix, più o meno calcolato.

i ragazzi valgono, trust me...

postato da: gertdp alle ore 17:02 | link | commenti (1)
categorie: to be or not to be, stranezze poetico-musicali
domenica, 22 luglio 2007

«A volte, quando siamo giovani, ci sono dei momenti di tale felicità da farci credere che stiamo vivendo in un luogo magico, una sorta di Atlantide… poi cresciamo e i nostri cuori si spezzano in due» [tratto da Cuori in Atlantide]

 e a questo punto non ci sono Costarica o exit strategy che reggano

Ieri notte, su una collinetta spazzata dalla brezza marina, con svariati litri di alcol nello stomaco, musica pop-dance e luci stroboscopiche a cadenzare il ritmo neuronale, ho pensato nuovamente a quanto possa essere dolce cedere agli attacchi.
Non resistere più, semplicemente abbandonarsi al reiterato attacco...accettare quel che viene mentre in testa vado canticchiando "non evitarlo perché hai bisogno di un'altra ferita. Ma soprattutto, se piove non aprire l'ombrello, aspetta il tuo giorno di sole non puoi fare di meglio" [tratto da Se piove, Max Gazzé]...

ed oggi alle 17.00 si riparte, come vorrei continuare a bivaccare tra flute di prosecco e sagre paesane!

venerdì, 04 maggio 2007

Step one you say we need to talk
He walks you say sit down it's just a talk
He smiles politely back at you
You stare politely right on through
Some sort of window to your right
As he goes left and you stay right
Between the lines of fear and blame
And you begin to wonder why you came

Where did I go wrong, I lost a friend
Somewhere along in the bitterness
And I would have stayed up with you all night
Had I known how to save a life

Let him know that you know best
Cause after all you do know best
Try to slip past his defense
Without granting innocence
Lay down a list of what is wrong
The things you've told him all along
And pray to God he hears you
And pray to God he hears you

Where did I go wrong, I lost a friend
Somewhere along in the bitterness
And I would have stayed up with you all night
Had I known how to save a life

As he begins to raise his voice
You lower yours and grant him one last choice
Drive until you lose the road
Or break with the ones you've followed
He will do one of two things
He will admit to everything
Or he'll say he's just not the same
And you'll begin to wonder why you came

Where did I go wrong, I lost a friend
Somewhere along in the bitterness
And I would have stayed up with you all night
Had I known how to save a life

The Fray, How to save a life

Dedicata a te, a noi due e, perchè no, a tutti gli altri...

postato da: gertdp alle ore 16:08 | link | commenti
categorie: to be or not to be, stranezze poetico-musicali
mercoledì, 02 maggio 2007

A voi stipati sul selciato di piazza S. Giovanni, a quelli che hanno rosicato davanti alla tv e agli altri che si ritengono ormai troppo grandi, maturi, destrorsi, radical-chic, morigerati, pidiini, riformisti, avvezzi solo ai concerti a pagamento, ma anche a quelli che "io sono un vero comunista", o a quelli che "mi fa schifo stare in mezzo a quella feccia", o ancora, a quelli che il primo maggio è toccato loro lavorare, senza tv e senza radio, senza lettore mp3 o I-pod, senza un dio da maledire -perchè agnostici o atei- e senza un partner da anelare, insomma a tutti quelli che non sono stati, come me, a sputare bile per i soliti, ovvi, quanto insipidi e sterili motivi, seduto su una scomoda sedia -troppo kitsch da cambiare e troppo poco funzionale da tenere- davanti ad un laptop dall'improbabile nome Edmonde Dantés II, insomma a tutti VOI, questa è la prima canzone della mia playlist di oggi, titolo di tutta la colonna sonora Rebeldia-scazzo...

Io con il naso aggiunto male agli occhi
ho fatto passi da gigante
ma gli anni della rincorsa sono storti
come impigliati ai chiodi della strada

Il motore degli eventi
è partito con l'impegno
che tiene accesa la fortuna

Io faccia di cartapesta a punti neri
e miscredente dell'irrealtà
ho bisogno di gelarmi e poi bruciare
se c'è davvero freddo e fuoco

Il motore degli eventi
è partito con l'impegno
che tiene accesa la fortuna

Odora di fumo
la biro sul banco
tempo sprecato
a vietare vulve
Sensi di colpa
studiare fumetti
come minore
letteratura
tempo sprecato

Il motore degli eventi
è partito con l'impegno
il motore degli eventi
tiene accesa la fortuna
il motore degli eventi
tiene accesa la fortuna

Il motore degli eventi, Max Gazzè feat. Carmen Consoli

giovedì, 26 aprile 2007

Che volete che vi dica? Tre giorni senza ispirazione, manca la spinta e mi sono accorto che la produzione bloggica è inversamente proporzionale a quella lavorativa. A volte invece sono del tutto indipendenti l'una dall'altra, altre volte addirittura direttamente proporzionali.
Però scorgo una sorta di interdipendenza, un filo rosso, che in qualche modo descrive la leva, l'influenza, il peso che una cosa ha sull'altra e viceversa. Me ne accorgo e, in tutta sincerità, non cerco di combatterla.
Quello per cui provo più fastidio, in realtà, è l'assoluta assenza di ispirazione quando vorrei scrivere di Hans Ridolfi e Giacomo Sarti, delle decine di personaggi che hanno affollato i file Word e che non hanno ancora un nome, vite create e abbandonate, mai distrutte però...ché a distruggerle si commetterebbe peccato mortale!
Il problema è il contesto emotivo, quando sono solo, quando apprezzo la Solitudine e ne colgo le sfumature, i lineamenti evanescenti, la sagoma confusa, allora mi sento pronto per la scrittura.
Una cascata a rovescio che parte dal cuore e scroscia nella testa. Un fiume ricco di rapide e argini frastagliati, rocciosi, ricco di pantani e lagune confinanti, dal cerebro, filtro delle emozioni, si allunga fino alle mani e alle dita...la tastiera ne diventa vittima lasciva. Accarezzata e picchiettata, sfiorata e percossa, febbrilmente osservata e poi bistrattata...
La scrittura in un angolo di una stanza in penombra, seduto in poltrona con il laptop sulle ginocchia, finestre chiuse e silenzio spettrale, oppure al tavolo di un pub, chiasso e musica, avventori allegri e alticci tutt'intorno, luci soffuse e pareti pastello, ancora, una scomoda sedia di metallo, sala d'attesa di una stazione ferroviaria, un taccuino sberciato, clochard ronfanti e bambini sgambettanti, viaggiatori scomposti e pendolari in fuga, o, come accadde anni addietro, il gabbiotto di una caserma, naso gocciolante e piedi freddi, fucile a tracolla e animo mesto, fogli scoloriti fitti di appunti e orari, penne dozzinali dai tappi perduti.

L'ispirazione, quella che oggi mi manca, la Solitudine quella che non c'è...

postato da: gertdp alle ore 12:11 | link | commenti (2)
categorie: to be or not to be, stranezze poetico-musicali
lunedì, 23 aprile 2007

Corsa per le vie di Roma insieme al compagno runner Cavallopazzo. L'orario non è dei più opportuni, le 12 sotto il sole cocente, avvolti dall'aria profumosa di una domenica di primavera capitolina. 
I turisti e i bambini, la manifestazione in costume del Natale di Roma (non il capodanno o il compleanno come ho erroneamente affermato tutto il giorno), gli sposi disseminati tra il Campidoglio e il Circo Massimo, gli scout Agesci che pregano in cerchio e l'assoluta convinzione che riviste come Men's Healt e varie dovrebbero essere censurate (questo è un messaggio diretto a Cavallopazzo, fermarsi ogni 1500 metri non è correre, chiediamo al massimo consigli a Claudio V.).
Torno a casa in una via più che deserta. Sono le 13 passate di domenica, chi non è al mare è seduto a tavola con abbacchio, pasta fatta in casa e altre prelibatezze della cucina nostrana. Topi studia, M.G. è a casa mente Misuò lavora.
Scelgo il cd, Iniziali Bi-Bi della Bandabardò, risale al lontanissimo 1998. Entro in doccia, acqua bollente e poi fredda, canto a squarciagola, chi mi conosce lo sa, non è cantare il mio, è strillare, urlare, arrochirsi la voce sotto un getto violento. Sputare fuori i rimasugli di energia o di tossine, gridare forte la propria gioia di vivere (a volte la propria tristezza), di stare qua invece che là, di esserci invece che no, di dirsi particolarmente soddisfatti anche quando non lo si è generalmente.
Sputo Hamelin Song, Cuore a metà e poi arriva lei, quella che non cantavo da anni, quella che senza senso non può essere declamata...Disegnata, un'immagine surreale che ogni volta accosto a una sorta di desiderata.

Disegnata

Devo finir di colorare il mondo che vorrei abitare
Un giorno, che piove, disegnerò sale
Con l'acqua del cielo mi farò il mare
Nascerà la sabbia per farci un altare
dove solo gli amici ci verranno a sposare.
Luna piena di gomma e falò
Con la faccia da mostro ti abbraccerò
Poi disegnerò una casa che sia grande da abitare,
che da davanti viene male.
Fermo il tempo
e il disegno dirà: baciami

Bandabardò

postato da: gertdp alle ore 11:16 | link | commenti (2)
categorie: to be or not to be, stranezze poetico-musicali